Rassegna storica del Risorgimento
1876 ; BOLOGNA ; DESTRA STORICA ; NAPOLI ; MODERATI
anno
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1925
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pagina
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236
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2 3 6 Romolo Quazza
un linguaggio temperato e onesto. Non pochi giornali moderati, dopo la rivoluzione parlamentare del 18 marzo, vennero a trovarsi nella impossibilità, sopratutto per ragioni economiche, di reggere alla formidabile concorrenza degli avversai. Molti che già .vivevano stentatamente sarebbero stati senza fallo travolti. Come salvarli dalla morte e infondere En essi un nuovo spirito animatore? Il Sella affrontò il problema della vitalità della stampa, ma non potè risolverlo in modo soddisfacente. Avrebbe voluto imprimere in tutti gli organi un' unica impronta, un indirizzo chiaro e preciso, ma troppi ostacoli gli impedirono di tradurre in atto il suo divisamente. Vero è che l'organo, centrale di Roma, l'Opinione, diretto dal sagace e infaticabile Giacomo Dina !>), 'esercitava col suo grande prestigio un'azione dominante molto benefica, ma. non sempre la sua voce trovava eco adeguata e pronta nei giornali di provincia, costretti troppo spesso a uniformarsi alle esigenze della vita cittadina locale. Il Risorgimento di Torino, il Corriere della Sera ie> la Perseveranza di Milano, il Monitore di Bologna, la Nazione e la Gazzetta d'Italia di Firenze, il Fanfulla, il Rabagas, il Piccolo e la Gazzetta di Napoli ecc. erano tutti giornali di intonazione moderata, ma non sempre intimamente concordi. Non di rado, ubbidendo a preoccupazioni particolaristiche di uomini o di gruppi, perdevano di vista gl'interessi più generali del grande partito che intendevano rappresentare. Eppure avvicinandosi la grande battaglia elettorale, occorreva la massima armonia, la disciplina più salda e l'abbandono degli esclusivismi tradizionali. Ma ben pòchi erano disposti a transigere e a sottoporsi a dolorose rinunce; i più portavano con sé un gran fardello di rancori, di òdi e dì diffidenze fatali (2). Date tali condizioni di spirito della massa moderata non era possibile pensare seriamente ad una vera rivincita. Il Sella stesso, parlando con alcuni amici, aveva detto che i deputati della Destra sarebbero stati decimati nella prossima lotta elettorale; forse una cinquantina soltanto sarebbero uscita vittoriosi dall'urna!
(1) Il 18 maggio 1876 la contessa Pepoli-Tattìni scriveva al Capitelli: Vedremo cosa farà il Sella capo della Destra. Minghetti* per non scindere il partito7 in due, ha dato, come sempre sa fare, l'esempio della maggiore abnegazione e non posso che lodarlo e ammirarlo. Gran fede in Sella e nella sua lealtà non l'ho, mai avuta. Mi auguro di ingannarmi.. La prova che.;attr*vejsà! ora V Italia ;è; di una gravità senza pari; se ne us'raiemo: .'bene,, il jpaesesarà ritemprato, ma non posso a meno di temere l'azione demolfeice;"dionesto -ministèro . ÈÀìSthdi uomini politici, vói. W. Ardi; privato CàpiteUi-Quazza.
(2) Sul Dina vedi lo studio dì ADOLFO '.COLOMBO* Giacomo Biffa e te convenzione di settembre, Panizza, Tonno, 13.