Rassegna storica del Risorgimento
1876 ; BOLOGNA ; DESTRA STORICA ; NAPOLI ; MODERATI
anno
<
1925
>
pagina
<
259
>
La disfatta della Destra
259
Dati i metodi di furibonda sopraffazione adottati su vasta scala, la battaglia elettorale non poteva avere esito diverso da quello che ebbe. Il risultato delle elezioni generali del novembre del 1876 sorpassò tuttavia le previsioni di tUfii". ti partito moderato, già soccombente il 5 novembre, fu completamente sgominato nei ballottaggi della domenica successiva. Soltanto 87 deputati di destra scamparono al naufragio. Era la disfatta del gran partito che per 16 anni aveva governata 1* Italia consolidandone le fortune ! Tutto il paese, ma sopratutto il mezzogiorno, che aveva salutato con puerili entusiasmi la rivoluzione del 18 marzo, contribuì alla catastrofe. Sopra circa 300 deputati delle provincie meridionali, ne riuscirono soltanto 5 di destra : Donato Morelli, Giuseppe CejOBruno Chimirri e i due siciliani Rudinì e Inghilleri. E nel resto d'Italia caddero il Saint-Bon, il Bonfadini, il Guerzoni; cadde il Visconti Venosta a Tirano, non si presentò il Minghetti a Bologna, ma fu eletto a Legnago; Silvio Spaventa tornò alla Camera, ma da Bergamo nel marzo dell'anno successivo; così pure il Bonghi da Conegliano, il Massari da Spoleto, il Pisanelli da Manduria e il Visconti Venosta da Vittorio (r).
Il Ministero, sorretto dai suoi 421 seguaci, avrebbe potuto svolgere un'opera assai proficua e corrispondere almeno in parte alle infinite speranze del popolo. Ma la sua forza era tutta fittizia, perchè mancava di un programma semplice- e organico. Troppe divergenze, troppe rivalità e troppe ambizioni travagliavano i deputati della maggioranza. Fatte momentaneamente tacere, per ragioni d'opportunità, nel periodo elettorale, risorgevano ora più veementi e più sfrenate.
La vita, quindi, del primo ministero Depretis non poteva essere che fiacca, incerta e agitatissima, sopratutto per la morbosa irriquietezza del Nicotera che non cessava dal prodigate favori agli amici e noie agli avversari, commettendo leggerezze inverosimili. Ai più acuti e perspicui osservatori dei fenomeni politici e degli uomini parlamentari non era sfuggita V impotenza della nuova Camera. Raffaele De Cesare in
vale Depretis! Davanti alle sassate di Vergato, ai clamori di Dolo, alle rotture farmaceutico-repubblicane di Rimini, e tante manifestazioni piazzatole, può Ella conservare la serenità allegra delle vendemmie di Stradella, .'ov.e ifijò in ballo la sincerità delle elezioni, e le ninfe gioconde di Humboldt? Meno ninfe onorevole Depretis, e più carabinieri. Vede che sono discreto.. Non le domando nemmeno le guardie che in questa stagione viaggiano per ragioni elettorali !>. (1) Cfr, BL DE CESARE, Mezzo secolo di storia Hai. sino alla pace di Losanna, Lapi, Città di Castello, 1913, pag. 61 e seg.; VIGO, op. ci/., IV, pag. 146.