Rassegna storica del Risorgimento
1849-1852 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; EMIGRAZIONE POLITICA ;
anno
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1925
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pagina
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318
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P Eugenio Casanova,
da casa sua a sobillare il poppici compresa in numero di quattro su sei, fra le vittime di quel giorno funesto, fa coi la- mancanza di sincronicità nei dimostranti e H tradimea*ò di Giuseppe Santamaria permisero alla sbirraglia di piombare sulla folla inerme, arrestare 1 Qaralii e compagni e immolare queste nuove vittime alla Patria.
Molto più tardi, il 5 luglio 1850, Francesco Crispi scriveva da Torino a Rosali no:
Ho ricevuto ieri una lettera del Miunelli da New York in data del 13 maggio 1850. Egli mi racconta che, fallito il colpo del -27 gennaro, e condannato a morte, andò ramingo a chieder asilo in un bastimento americano; ce glielo accordò senza interesse e lo condusse in quella città?. Anche ivi ex fatica per l'avvenire della nostra patria. Vuol sapere quel che da noi si faccia* Vuol, norme per essere di ac- cordo con noi. Dice che là potrebbe essere utile di mezzi alla causa comune. Annunzia di aver colà veduto Forbes con credenziali di un grande italiano; ma che mostra condotta equivoca. Prima di rispon-<< dergli, dimmi se vuoi cosa che io gli scriva ,
Risultato di questo ultimo invito fu la lettera del 15 novembre 1850 a Rosalino, già pubblicatali nella quale Domenico Miunelli ,si confessa capo del Comitato, che ùsci a combattere alla Fieraveeehia', Comitato di cui facevano parte quattro dei sei giustiziati Il che prova che il lavoro interno invocate dal Pilo e dagli altri emigrati era già fin d'allora un fatto compiuto, forse non molto esteso, né disciplinato, ma tale da richiamare sopra di sé oltre alla repressione, persino crudele; della, polizia l'attenzione e il desiderio d'imitazione degli altri siciliani.
Frequenti sono gli sfoghi, che segretamente essi fanno pervenire al Pilo; e, sebbene la loro corrispondenzasia. vigilata è quanto mai iiSfe pedita, pur troviamo in essa una frequenza suifidJèifg a scoprirci tutto il martirio dell'animo loro.
Giuseppe Paterno, Francesco D'Onofrio, Rosalino stessosCiàvevanoi
Palermo, 19 febbraio 1850.
Carissimo Rosolino,
Abbiamo ricevuto con Ciccio l'ultima tua, la quale ci è stata im- mensamente cara per molti riguardi. Noi non abbiamo trasandato di fare quanto tu dici essere V idea dj u jgli italiani, e conosci bene quale sono.', state le nostre idee. Il nostro stato poi è orrendamente orribile; l'arbitrario stupido ignorante inconsequente e contradittorio; non si ha uniformità nel principio regolatore e che fosse assoluto per-