Rassegna storica del Risorgimento
1849-1852 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; EMIGRAZIONE POLITICA ;
anno
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1925
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pagina
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320
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320 wùgenio Casanova
gj dissenso si minaccia un blocco generale. Si è domandato al Borniba l'indennizzo per l'atTare interminabile degli zolfi.
Ti ripeto, amico mio,, mm facciamo che il popolo nostro si lu- singhi. I siciliani non sta più per faoi m un Borbone con qualunque siasi costituzione. Sicilia deve seguire i destini efìtaìia, .d'Italia Ebe indubitatamente sarà Nazione : che così Dio la vuole. Dio e Popolo è la nostra bandiera!
Cicccio, quindi, fa che fin i buoni ,.;sf persuadano di quésta grande verità ! Lavorate tutti e con fede ! La causa nostra è santa,! ' Trionferà quanto prima ! Un Vespro italiano avrà luogo senza meno << e la libertà vera e indipendenza d'Italia si assoderà.
Io stasera parto per Torino, ove sono statò ehiamatO' per affari di grave interesse della Patria comune. Vi starò tre1-: K'qpcttro giorni e sarò di ritorno in questa, ove mi attenderò tue lettere.
Vedi spesso Peppino Paterno; È un dei veri siciliani, degno -fìy glio d'Italia. A lui ho spedito in passato dei giornali e stampe. Credo che l'avrai ricevuti. Tu non me ne hai accusato recezione Oggi te ne rimetto con Io stesso mezzo altra quantità per essere così tutti voi al corrente delle notizie, che girano. Con altro mezzo ti scriverò cosa di più importanza per operare di accordo con i sommi uomini d'Italia. La maggioranza assoluta dell'emigrazione nostra è già repubblicana ed è convinta che Sicilia non; deve spartirsi dalla bella Penisola.
Ti ringrazio dell'interesse che hai preso per i miei fratelli per l'affare di S. Ninfa. Che mi sia propizia per un momento la fortuna. Io, figurati che ho speso più di quello che avrei potuto. Ma dovendo fare andare le cose nostre, st è dovuto, da chi è stato nella possibi- lità, lare qualche sagrifizio. Ed 0, catò mio, essendo limitatissimo, ho dovuto e devo spendere -quello che non potrei in nessun conto. Se 4 dall'eredità di S. Ninfa mi potessi avere una sommarella, ti assicuro che sarebbe per me un grandissimo conforto; poiché, alle volte, penso in che posizione, se le cose s'allungano posso trovarmi, e mi anglici stio in tal modo che mi pare di perdere il senno. Quindi, se vedi che io potrò avermi qualche cosa cerca in questo caso di farmi tenere la mia rata in contanti. Ed a questo proposito t'avverto che il mio Procuratore è il mio fratello il, Conte, :.e Todarocredo che m'assisterà. Ad entrambi mi trovo d'avergli scritto di regolarsi per ciò che ri- guarda il mio interesse secondo si regoleranno t miei fratelli, quali sono assistiti da te, amico mio p che fratello.
GÌ1 Orlandi ti abbracciano caramente. Peppinello, mio nipote, ti saluta. Tu, mio caro, ricordami alla tua buona famiglia ed a tutti gli