Rassegna storica del Risorgimento

HOHENEMSER EMMA ; HOHENEMSER SOFIA
anno <1915>   pagina <46>
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46 Memori e lettere
Verona, non più solo per la valle deUAdige, ma anche per la gran via militare della Pontebba. Yenezia, sicura entro le sue lagune, e protetta dalla flotta sarda, era impotente in terra ferma. Cosi fa che il generale austriaco Nugent, disperdendo a Gornnda ed in altri scontri corpi di volontari, s'inoltrasse verso Vicenza, la quale fu poi assalita da lui e da altri austriaci corsi da Verona. La bella Vicenza, sebbene città aperta, fa per più giorni brillantemente difesa da soldati e volontari romani e romagnoli sotto il generale Durando, e con capi valorosi come il D'Azeglio e il Ci aldini, che vi furono feriti Poi aveva dovuto ca­pitolare.
Mentre si palesava sempre più il fatale declinare delle cose nostre, e sul Mincio e sull'Adige e nelle Provincie Tenete, in Milano, come in campo aperto a tutte le divagazioni partigiane, si dilaniavano tra loro i patrioti delle vecchie, e delle nuove scuole politiche. Il Mazzini vi era venuto e vi pubblicava un suo gior­nale L'Italia del popolo , a battere in breccia le varie dottrine opposte al suo lungo apostolato, ed insieme a quelle dottrine, an­che gli uomini del Governo provvisorio ; ed in ciò s'accordava col Cattaneo, di quegli uomini detrattore ascoltato. La grande città, che vantava le sue cinque giornate, mal sopportava il lento pro­cedere di Carlo Alberto dinanzi al più poderoso nodo di fortezze che vantasse l'Europa militare. Si accusavano i generali piemon­tesi d'imperizia, si rinfacciava al Ee il suo passato, e si audavan spargendo dubbi sulla sua lealtà presente. Fra tante difficoltà non era riuscito al Governo provvisorio di provvedere vigorosamente alle cose pubbliche, e specialmente alle militari, e contro di lui non solo si eccedeva nelle accuse ma si tumultuava.
Confesso che quel fervore,di dispute politiche, e quel nero con­trasto tra nomini, che pur stimavo, ed al quale dawicino parte­cipavo per la mia convivenza con Anselmo, seco mi rapiva ed aveva qualcosa per me del fascino di una ridda demoniaca. Epperò mi rimorde di non aver speso meglio quel tempo Botto le armi. Vi contribuì il disgusto per i volontari di Sorio e la poca stima in cui erano quelli che campeggiavano ai fianchi dell'esercito pie­montese. Se in questo mi fossi arruolato mi avrebbero, come so­levano, mandato ai depositi in Piemonte, la qual cosa non mi sorrideva. D'altronde, il governo provvisorio procedeva troppo a