Rassegna storica del Risorgimento

USIGLIO ANGELO ; EMIGRAZIONE POLITICA
anno <1925>   pagina <709>
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pubblicazione di un giornale, sul modello dell'Indicatore genovese, che solle­vasse e purificasse gli animi, che avvezzasse ffi UOBÌPÌM superiori godimenti dello spirito. Non fu facile trattare e; concludere l'impresa, cosi come il giovane scrittore livornese* irrequieto e piena l'anima di generosi propositi, l'aveva ideata; anzi dopo lunghe e laboriose trattative coi suoi primi collaboratori II' Guerrazzi stesso si dovette acconciare ad un programma che non prometteva alcuna innovazione nel campo sociale e politico e che, appena conosciuto, Hf scitava maraviglia e dolore nell'animo nobile di Giampietro Vieusseux, il bene­merito editore dell''Antologia di Firenze. Ma, come si suol dire, si era dovuto fare di necessita virtù, e, pur di non abbandonare l'impresa, si era ceduto alle esigenze del Governo granducale e ai dubbi e ai timori, .di uomini d'animo pa­vido e di !C0rta: kteMigenza. Il Guerrazzi non aveva abbandonato le idee che prima lo avevavano ispirato, e, una volta iniziata regolarmente la stampa del-jjifèaiorel non tardò a pubblicar sulle colonne del giornale articoli che usci­vano dalle linee di quel prospetto che era stato approvato dalla censura.
Il contenuto politico, o meglio, il carattere patriottico del giornale si andò sempre più affermando col succedersi dei numeri, pubblicati settimanalmente, e tanto più apparve manifesto, quando, soppresso VIndicatore Genovese, il gior­nale guerrazziano trovò altri collaboratori nel -Mazzini-, nel Renza e in Paolo An-fòssi, che al proprio nome e cognome faceva', 'eostatòtemèntè seguite l'appella­tivo : italiano. Sottoponendo i singoli scritti ad un esame analitico, profondo ed acuto, il Cambini ben determina queste successive fasi,. e [per così dire, questi successivi, viluppi del giornale, che, se riuscì per uiS .certo tempo ad eludere e ad ingannare la censura locale affidata ad un frate barnabita di'non acuta in­telligenza, finì poi con l'attirarsi addosso i rigori del Governo randueale che ne decretò, dopo poco più di sei mesi di vita, la soppressione.
Due furono le questioni principalmente dibattute sulle colonne àì* Indicar tare Livornese', quella dell' insegnamento, nei suof varii gradi e nelle sue diverse forme; e quella, non sempre palese e manifesta, del classicismo e del romanti­cismo. Tutti i collaboratori del giornale, com'è facile intendere, erano roman­tici, e appunto perchè tali, pur seguendo indirizzi diversi, si trovarono concordi nel propugnare intenti morali e civili e nel considerare secondaria e subordinata la bellezza esteriore dell'opera letteraria. Nella seconda parte del suo lavoro il Cambini tratta ampiamente dell'attività spiegata dal giornale in questo campo dell'insegnamento e della letteratura, e, possiamo anche aggiungere, della po­litica; ma non per questo, trascura di esaminare le questioni particolari che fu­rono dibattute dai sfogati* :colIab.orait'Krve che apparivano avere più pratica ed g mediata utilità, ad esempio, quelle relative alfe banche di sconto, alle società di assicurazioni, alle casse li rispanmifcv, alle carceri penitenziarie, alla pena di
morte.
Manca nel libro, per la sua incompiutezza, una parte conclusiva, ma se ne trovano gli elementi nelle ultime pagine, nelle quali sono esposti i nobili sforzi fatti dal Guerrazzi e dai suoi non numerosi collaboratori, e insieme, sono anche