Rassegna storica del Risorgimento

1849-1852 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; EMIGRAZIONE POLITICA ;
anno <1926>   pagina <95>
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// Comitato centrate siciliano di Palermo (1849-1852) 95
Napoli per domare i rivoluzione e stanziati d'allora in poi nell'Isola contro le promesse avute, il Comitato fece le finte di sperare possìbile una ribellione di quei mercenari, e minutò un proclama per indurli ad abbandonare le bandiere borboniche. Preparò anche un manifesto di ri­sposta degli Svizzeri ai Siciliani. Con questi due atti mirava a inso­spettire sempre maggiormente il Governo, e scuotere la fiducia di esso e del rimanente esercito nei commilitoni, e a dare esca a possibili vel­leità d'insofferenza e di ribellione, che covassero nell'animo dei po­polani.
Quelle minute, come al solito, spedì a Genova perchè quel Comi­tato le traducesse in francese e stampasse su carta e con caratteri che si avvicinassero, quanto fosse possibile, a quelli in uso in Sicilia, per dare sempre meglio ad intendere che fossero stati impressi nell' Isola e accrescere dell'altro còri ciò i sospetti e le paure dei borbonici.
La traduzione del manifesto agli svizzeri fu fatta; non l'altra per­chè ritenuta inutile. Ma non potremmo dire se ne seguisse la stampa: perchè, nel frattempo, mutarono le circostanze ;e le volontà, e fu pre­ferita la pubblicazione di altro manifesto.
Ciò non ostante, i- sentimenti degli isolani verso l'esercito rimasero inalterati. Mentre, in considerazione delle persecuzioni nelle quali li acco­munava con loro il regime borbonico, veniva affievolendosi Inversione dei Siciliani contro i Napoletani, ed anzi chiedevasi di stringere relazioni e di combinare le proprie azioni con le loro, perdurava l'odio contro le truppe e segnatamente contro i mercenari, che della tirannide erano puntello e strumento.. Soltanto nel caso che, durante la meditata insur­rezione, abbandonassero le loro bandiere, sarebbero rispettate dagli in­sorgenti.
Tuttavia pareva opportuno di tentar di metter radici anche nell'e­sercito e distaccarne alcuni ufficiali: i quali eventualmente potessero ca­pitanare i popolani che insorgessero.
E mentre il popolo, abilmente sobillato, immaginava già pronti allo sbarco gli emigrati guidati da famoso condottiero, il Comitato rite-n'ejvdà che uomini di fuori non occorressero, ma soltanto un capo ardito, provetto e rinomato per dirigere l'insurrezione.
Varie erano le aspirazioni in proposito. Taluni pensavano a Giu­seppe Garibaldi, e ne esprimevano ii desiderio al Comitato di Genova, che, per togliersi d'impaccio, li invitava :a ifiirne domanda al Mazzini. Altri preferivano Benedetto Mussolino, il Calabro. Vinsero i primi e pre­sentarono la loro formale istanza al Comitato centrale europeo di Lon-drae a quello siciliano di Parigi.