Rassegna storica del Risorgimento

1849-1852 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; EMIGRAZIONE POLITICA ;
anno <1926>   pagina <103>
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// Comitato centrale siciliano di Palermo fi849-1852J io?,
piacevoli r Sebbene io gli scriveva ria Genova il 26 gennaio Vin­cenzo Errante;, sia persuaso elle ciò sia avvenuto per semplice altera- zione della gola, come spesso accade a chiunque, pure ti prego, e con me tutti gli amici nostri, di lasciar subirò Torino e recarti in Nizza, ove il clima è più dolce, ove sarai più tranquillo, ove potrai curarti con calma . E soggiungeva: Saprai che in Palermo e in Messina vi sono stati molti arresti. Fra gli altri in Palermo dicesi arrestato Crachi, per deposizione della serva, ed altri. Taluni si sono imbarcati per l'America. In somma, le persecuzioni non cessano mai in quel povero paese 1
Si dice* fintanto* che v Bomba darà un'amnistia,,<fe cui saranno eccettuati duecento Ha Napolitani e Siciliani. Il Console napolitano, questa mattina, dava sì splendida e lieta novella a Vincenzo Na- toli .
Il Vergara, ricevuta il 6 dicembre iSl una lettera di Giuseppe Mazzini, che gli prometteva 45.000 lire, armi a Malta, e l'arrivo di un capitano esperto, conformemente alle ripetute domande del Comitato, aveva raccolti i membri di esso Comitato, la sera del 7, in casa di Tom­maso Lo Cascio, per prendere tutti gli opportuni accordi in previstone del mantenimento di quella promessa. Scioltasi la seduta troppo tardi per tornare in campagna ove sì nascondeva, pensò di riposarsi nella propria abitazione. La domestica Tommasa Nobile ne avverti la Polizia, che venne ad arrestarlo insieme con Luigi La Porta e a richiuderlo nel Castellammare.
Egli dunque, sull'informe denunzia di una donnicciola* scompa­riva dalla scena politica. Il di lui arresto recava un colpo mortale al­l'organizzazione della quale era stato sino allora il vero capo, e dimo­strava ancora una volta tutta la fallacia delle presunzioni, ch'egli aveva nutrito e pubblicato sulla indistruttibilità della formazione dovuta alle sue fatiche. È la sorte di tutti gl'istituti morali e politici, anche i più solidamente impiantati, a' quali un soffio basta per cadere in pezzi!
I suoi compagni, seguendo, senza dubbio, le istruzioni più volte da lui impartite, procurarono d'impedire ogni soluzione di continuità nel lavoro da lui condotto sinora a perfezione; di rialzare l'animo dei loro consociati; e di riannodare la corrispondenza con Genova, sospesa da più di sei mesi. E la conclusione dei loro tentativi fu che dovesse darsi il bando alle tergiversazioni, alle contraddizioni, alle incertezze sui prin­cipi e sull'azione; che si dovesse uscire dalle semplici chiacchiere, nelle quali erasi perduto anche troppo tempo per venire a qualche cosa da più concreto.