Rassegna storica del Risorgimento

1849-1852 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; EMIGRAZIONE POLITICA ;
anno <1926>   pagina <114>
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ii4 Eugenio Casanova
neainente. Il loro umore si appalesò presto nella presunzione di saper far meglio ili lui è di poterlo legittimamente sostituire. Donde quelle osservazioni, quei biasimi che ne frenavano l'attività, quel sovraccarico di lavoro sulle di lui spalle che ne ritardava ogni passo quella nega­zione continua di assisterlo e dì operare, che rendeva più lento per non dire nullo ogni progresso.
Fu uno scaricabarili, che presto svogliò i più volenterosi, quelli stessi che non tenevano la carica se non per soddisfare a un dovere della propria coscienza. S'immagini chi vuole la disorganizzazione di­sastrosa che si ripercuoteva per tutta le membra della fazione.
Ma ciò era tanto più doloroso in quanto il popolo, perseguitato ed oppresso, era giunto ad un tal punto di esasperazione da non aspet­tare se non il segno di un uomo ardito per sollevarsi; per rovesciare la tirannide! E se invece di trovarlo fra il partito d'azione lo avesse scoperto invece fra i costituzionali? Quindi l'angoscioso grido della ne­cessità che al numero i scomparso altro numero i, ale a dire altro capo di eguale energia, si sostituisse, che investiva in pieno la persona di Rosalino Pilo! Con quale strazio egli leggesse tale invocazione nella seguente lettera dell' Olla è facile figurarsi.
* Palermo, 17 maggio 52. Mio caro amico,
Io non so quello che vi abbiano scritto riguardo allo spirito pubblico; ma io posso assicurare che sono inutili tutte le propaganne del mondo, giacché il nostro paese è giunto a tali stato di dispera- zione che, se venisse il boia in persona, si darebbe volentiere, basta < che sortirebbe subito dallo stato attuale e carabierebbe di dinastia. Di più, dopo la disgrazia di n. 1 tutto va lento; nessuno fatiga; se la scaricano uno su l'altro; e tutti così.
* Per cui, disingannativi. I pochi, che abiamo l'incarico della cor- rispondenza, continuamo per non dirse che si siamo ritirati; ma sia- mo sicuri che risichiamo inutilmente, giacché tutto quello, che man- date, resta sepolto.
Dunque, per andare avanti è necessario che altro n. 1 sottentri
al primo; altrimenti è tutto inutile, giacché il popolo è stanco di sof-
frire e chiama Padre chi primo li dà da mangiare e lo libera della
presente posizione.
li vostro
M. (a tergo) a Ros* *,