Rassegna storica del Risorgimento

MARINA
anno <1926>   pagina <151>
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La fanterìa marina italiana nel Rìsùrgimento 151
per le pochissime navi che, ,-stìi primi tempi, aveva la Regia Marina Sarda. Le rimanenti compagnie erano concentrate in Genova, ove era la sede del' comando reggimentale coi vari servizi inerenti di armaiolo, vestiario e d'amministrazione.
Queste compagnie si alternavano continuamente a breve scadenza di tempo nelle varie destinazioni, sicché il servizio che disimpegnavano riusciva a loro gravoso ed affaticante senza che ne vedessero la ragione. Agli ufficiali poi tale vita movimentata riusciva, per motivi fàcili ad in­tenderei, tutt'altro che piacevole, non tanto per la variabilirà dei servizi di terra e di bordo, quanto per il confronto ch'essi facevano con quella più stabile che conducevano gli altri ufficiali di marina nel periodo in­vernale, allorché quelle poche navi a cui servivano, venivano disarmate. Ma un'altra causa di scontento essi avevano oltre a quella del maggior impiego che di loro si faceva: erano scarsi di numero, organicamente parlando, e siccome parecchi di loro trovavansi in permanenza assentì o per malattia o per altro, il peso del servizio andava a gravare su quei pochi ch'erano presenti. A tutto ciò aggiungasi una carriera di una lentezza esasperante.
Ora questo scontento che provavano gli ufficiali era condii visOt-a pure tacitamente dai loro dipendenti. Quando in un corpo militare questo stato d'animo discénde dall'alto al basso esso diviene facilmente preda dell'indisciplina, indipendentemente dalle altre cause esterne che su di esso possono per avventura esercitarsi. Figuriamoci poi quando queste cause esterne si manifestano con la loro esiziale influenza in dat1 momenti storici che sfuggono alla percezione dei capii.
La Restaurazione in Francia ed in Piemonte aveva dato luogo alla formazione di società segrete le quali incominciarono a far proseliti fra i militari. Nelle compagnie di Artiglieria di Marina che stanziavano a Villafranca e a Nizza s'ebbero così del 'carbonari, che a confetto con mestatori politici francesi incominciarono a disertare. Passare il Varo era cosa semplicissima, quasi direi a portata di mano. Aggiungasi che le autorità marittime francesi d'i confine favorivano la diserzione dei no­stri. Questo loro inqualificabile modo di procedere non era suggerito soltanto da scopi politici, ma anche pei bisogni della Marina a cui ap­partenevano. Quasi sempre i nostri disertori finivano per essere forza­tamente incorporati negli equipaggi francesi per sopperire alla mancanza di uomini di cui essi, allora come oggi, hanno sempre avuto penuria. Si era giunti al maggio iSzoj si avvicinava l'epoca di traslocare a Genova le compagnie idi Villafranca e di Nizza. A farlo a posta, per­chè la propaganda sovversivu si estendesse anche fra le compagnie di