Rassegna storica del Risorgimento

1838-1839 ; MALTA ; GIORNALISMO
anno <1926>   pagina <218>
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Èuensioni
Napoleone, il quale comandando in Italia da prefetto le ha imposto un trattato di alleanza per l'eventualità di una guerra franco-prussiana. Lo Sterri lascia in­deciso se Bismarck temesse veramente, o tingesse di temere che tutto questo fosse una trappola messa su, da parte francese o austriaca per compromettere la Prussia agli occhi del governo italiano. Comunque, è noto che lìismarck non si lasciò indurre ad appoggiare l'imminente azione garibaldina. Peraltro, la mis- -sione segreta del Frigyesi di cui ora conosciamo i particolari, è taciuta da lui stesso nella sua opera a stampa-Se non prima, fin dal principio di ottobre 1867, il governo austriaco, mercè i rapporti di Kfibeck, era in grado di rendersi un concetto esatto della politica di Ratta/zi di fronte al progetto di Garibaldi: Essa mirava a tener desta la in­surrezione, indirizzandola secondo la propria volontà, per entrare poi in azione al moraeuto opportuno onde proteggere il potere spirituale del papa e respin­gere le velleità repubblicane. Ma quando lo statista italiano volle tastare il ter­reno presso il governo di Prussia per costatare se V Italia avrebbe potuto even­tualmente contare sul suo appoggio contro la Francia, l'Usedom, rappresentante di quella potenza a Firenze, il 13 ottobre 1867, ricevette istruzione da Bismarck di ponderare con grande cautela le proprie parole. E non basta! Per ordine di re Guglielmo furono sottolineate le parole che dicevano che la Prussia avrebbe appoggiato 1* Italia soltanto nella misura resasi possibile dalla situa­zione generale d'Europa . Difatti Bismarck non intendeva affatto di con­durre la guerra più pericolosa su di una base sbagliata , prevedendo che, nella eventualità di una guerra italo-francese causata dalla questione romana, la Prussia sarebbe stata costretta ad entrare in campo a favore dell'Italia; ciò che sarebbe tornato a grande vantaggio della opposizione cattolica antiprus­siana, e a grave pericolo pei trattati di alleanza offensiva e difensiva, conclusi nel­l'anno avanti fra la Prussia e gli Stati germanici del Sud.
Avvenuta poi la invasione del Patrimonio di S. Pietro, i rappresentanti dell'Austria, da Firenze e da Roma sapevano riferire a Vienna averla aiutato Vittorio Emanuele, d'accordo in ciò con Rattazzi, con non meno di 200.000 franchi del suo!
Ricchi contributi alla storia del progetto prediletto di Napoleone III, ma abortito ancora una volta dopo Mentana, di un congresso o di conferenze eu­ropee per la difesa dell'ordine e della tranquillità, sono pure offerti dagli ar­chivi citati sopra. Delle grandi potenze la sola Austria lo accettò di buon grado. Secondo i rapporti di Kùbeck, il re, fin dal novembre 1867, anche dopo la caduta del ministro Rattazzi, rimaueva in relazione con questo per conti­nuare la politica sua personale sotto i due ministeri Menabrea, non conside-derati da lui che espedienti temporanei. Quanto ai ripetuti tentativi di Mazzini, di ottenere da Bismarck mezzi finanziari ed armi per rovesciare la monarchia in Italia, rendendo in tal modo impossibile l'alleanza franco-italiana, preveduta da lui, al prezzo dello sgombro di Roma dalle truppe francesi, in caso dello scoppio di una guerra tedesco-francese, lo Stern è riuscito a trovare una lettera,