Rassegna storica del Risorgimento

1838-1839 ; MALTA ; GIORNALISMO
anno <1926>   pagina <227>
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s'imbatte in quei suoi amici, tutti ardenti di novità e quindi spesso puniti dalle autorità scolastiche, ove s'afTerma il suo pensiero non meno che la sua azione e quella dei suoi compagni. In quel cenacolo, Itì cui primeggia il culto per Dante e per il Foscolo, che lo induce al romanticismo, donde emana l'Indica­tore genovese, aspramente combattuto sino alla soppressione dal padre Spotorno e dai professori universitari, si bandisce la nuova concezione di una letteratura che mira assai più lungi che non dica; concezione, che, per la guerra delle autorità scolastiche e politiche, conduce alla soppressione dell' Indicatore livornese sulla quale era comparsa
Bersagliato dal lato culturale per i sentimenti a' quali s'informava, il Mazzini inizia la sua azione politica. S'iscrive alla Carboneria per mezzo del condisce­polo Pietro Torre; ma principalmente cerca legare i suoi amici con altri vin­coli e fonda una associazione di cultura, atta a trasformarsi in un centro d'a­zione. Fra i nuovi amici, ecco comparire Agostino Ruffini, Federico Rosazza, Antonio Ghiglione, Cesare Grillo; ecco tentare di annodare relazione col gruppo carbonaro livornese. Ma, mentre più fervido si svolgeva il lavoro, per dela­zione di Raimondo Dona venivano arrestati il 13 novembre 1830 Giuseppe Mazzini, A. F. Passano, Antonio Doria fratello del delatore, Pietro Torre, Gae­tano Morelli, Cesare Leopoldo Bixio, Nicolò Gervasone, e più tardi il Benza; assolti tutti, ma eoli'obbligo al Mazzini di uscire dal Piemonte. Questi dà realtà fattiva all'Associazione politica che meditava, e crea la Giovine Italia, alla quale lega i suoi amici e segnatamente i Ruffini e fra loro Jacopo e Giovanni che col Campanella hanno la direzione della Congrega genovese,
La vigilanza della polizia intorno a lui e ai suoi non riesce però a impedire ch'essi estendessero le fila dell'associazione. Ma l'estensióne data alla congiura segnatamente nell'esercito, scoperta per le delazioni del Sacco, del Turfls e del Piacenza, provoca i famosi e terribili processi di Genova che finiscono col sui­cidio di Jacopo Ruffini e colle fucilazioni di Genova, Chambéry e Alessandria e collo scompiglio di tutta la Congrega; e Giovanni e Agostino Ruffini prendono la via dell'esilio, dal quale scrivono le lettere sopraccennate.
È questo, come si vede, un quadro esauriente della nascita delle nuove idee; quadro che rendono sempre più perfetto le note accurate che lo accom­pagnano e spesso correggono errori di altre pubblicazioni. La mano che lo ha abbozzato ha compiuto opera veramente meritoria; e siamo sicuri d'interpretare il sentimento comune di tutti gli studiosi plaudendo cordialmente all'opera da
lui condotta.
E. C.
MAZZIOTTI M., Napoleone III e l'Italia. Studio storico. Milano, Unitas, 1925, 8 gr., pp. xx-363.
L'ignobile abbandono, in cui le passioni politiche hanno costretto l'Italia a lasciare il bel monumento del Barzaghi innalzato per voto di popolo all'ira-