Rassegna storica del Risorgimento
1838-1839 ; MALTA ; GIORNALISMO
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1926
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pagina
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228
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fe28 Rècensimt
peratore Napoleone Ili e all'esercito francese in riconoscenza di quel che fecero per la Patria nostra nel 1859 ha mosso più volte il giustissimo sdegno di coloro i quali non subordinano i propri sentimenti ed ideali agli interessi degli uomini né del momento. Tutti hanno chiesto quando sarebbe uscita dal palazzo del Senato di Milano, sede di quell'Archivio di Stato, quella stàtua mirabile per occupare un posto degnissimo in quella Metropoli; e si sono maravigliati che tanto si tardi ancora. Sopra le meschine passioni umane si libra e meglio sempre si librerà la purezza della nemesi storica.
Ultimo a porsi questa domanda, è stato l'on. senatore Mazziotti, sempre giovane di mente e d'animo, d'ardore e di patriottismo: cui, non meno che a noi, Cuoce di vedere l'Italia ancora in mora .di fronte a un imprescindibile suo dovere di gratitudine. BI che di gratitudine si tratti egli con studio e dialettica mirabili dimostra nell'opera veramente notevole che abbiamo il piacere: di annunziare. Ove dai primordi prende a tessere la vita del futuro imperatore dei Francesi, e la conduce sino all'estremo e desolato riposo di Farborough, rilevandone volta per volta i sentimenti verso l'Italia dalle sommosse carbonare di Roma e dall'insurrezione di Romagna nel 1831 in cui perdette il fratello, all'ascensione alla presidenza della Repubblica e al trono, al Congresso di Parigi, al 1859, alle annessioni, alla guerra del 1866, a Mentana e alla guerra del 1870. Quei sentimenti non mutano mai, non ostante le difficoltà immense che l'opposizione della Francia intera e persino dell'imperatrice al risorgere dell'Italia ne frenassero ad ogni pie sospinto Io slancio. Checchi si dica, la storia comincia a far ragione di tutte le calunnie, di tutti i vituperìi, dà quali il suo nome fu coperto. La grande vìndice dell'Umanità ci prepara al riconoscimento solenne della superiorità dell'animo di lui; che quasi a mezzo sècolo dalla propria caduta, assicurò alla Francia, diletta al suo cuore, l'alleanza, che la salvò da morte sicura; di lui che noi Italiani vediamo nel libro del M. punto per punto giustificato da quegli atti che mossero le nostre rampogne, di tutte quelle accuse che in parecchi suscitarono i risentimenti dei quali fu vittima presso di noi non meno che in Francia.
L'on. Mazziotri scrivendo questa apologia ha compiuto un dovere d'Ita- liane, dì storico, di uomo d'onore; e noi dobbiamo essergliene grati.
Una cosa, però, avremmo da lui desiderato ancora ed è ch'egli si fosse maggiormente fermato sulla convenzione di settembre 1864.
Comunque chiudendo quelle pagine commoventi non sappiamo resistere alla tentazione ai rilevare la strana concezione degli uomini avuta dagli scrittori dei sec. XIX che scrissero di fantasia e senza approfondire le loro ricerche sia nel rappresentare Carlo Alberto COtìHfiUn'enimma, Napoleone III come un sognatore. Certo quel modo di sentenziare è comodissimo per chi tèsse romanzi o vuol suscitare le -altrui più basse passioni. Ma come Vienna si è incaricata di vendicare Carlo Alberto, la Francia stessa, l'Italia vendicheranno la
memoria di Napoleone III.
E- C