Rassegna storica del Risorgimento

RIVAROLA ANTONIO
anno <1926>   pagina <287>
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// cardinale Rivarola e Vattentato del 1826 287
Ecco la lettera al papa:
Si degnò la Si* y>i di onorarmi di una illimitata facoltà per conoscere e ri-solvette definitivamente la gran causa dei prevenuti di politico delitto. Avrei: in conseguenza potuto risolvere, e pubblicare la risoluzione. Ma il dovere e la de­licatezza d'un suo umile fedele quale io mi sono non mi avrebbe mai per­messo di fermare i destini d'un buon numero de' suoi sudditi senza che V. S. li conoscesse prima e li approvasse. Oltre di che, pensando io che in cosi de­licato affare il rigor del giudice non debba andare un solo istante disgiunto dalla pietà del Padre, non avrebbe potuto mai adempirsi questo mio voto senza la simultanea concorrenza della Sovrana Autorità. Il perchè mi prefissi dal primo istante che diedi mano all'opera di rassegnare, come farò, a V. S. il mio lavóro e di dimandarle insieme il permesso di subordinare al sovrano giudizio di V. S. tutto il mio modo di vedere sul proposito.
L'affare di Cui si tratta è, nei rapporti della politica e della polizia gene­rale, dell'ultima delicatezza, e tale da esser considerato non-solo di Provincia o di Stato, ma dirò così affare europeo, giacché come in Roma si specula, si loda o si biasima ciò che si fa in questo rapporto in Ispagna, in Ispagna ed in Por­togallo si fa lo stesso per quello che fa la S. Sede. Quindi è che merita di es­sere ben ponderato e discusso, come quello in cui è interessato grandemente l'onore del Ministro e la gloria del Sovrano.
Ma questa discussione come si fa, se il Ministro è a tanta distanza dal So­vrano-' IJn'ora d'udienza per chi è fatto padrone della malterìa non è adeguata mai da mille fogli che si scrivessero. Il tempo di V. S. è troppo angusto e pre­zioso alla Chiesa ed allo Stato perchè potesse spenderlo intorno a questo letto di Procuste.. Dovrebbe dunque commetterlo; ma a chi? Per verità, ridotto a questo punto, temerei di restare sacrificato, o perchè da qualunque più gran-d'uomo si giudica male quando in un affare complicatissimo non si possono co­noscere tuttj; I motivi, o .rapporti della cosa, o perchè talvolta sene potrebbe mischiare l'invidia, e talvolta anche una segreta ed indiretta influenza del par­tito, che è grande assai ed ha fila di una finezza impercettibile. Ma, sia pure che l'esame cada in buone mani, è impossibile che non torni dieci volte la ne­cessità di dimandare schiarimenti, e per aver ciascheduno di questi da Ravenna vi vorrebbero altrettante volte undici giorni, e la cosa andrebbe all'infinito; mentre d'altronde ad un processo aperto da quattro anni è lungo anche l'in­dugio di tiM giorno. Pift. Tra gli altri miei travagli mi sono proposto di umi­liare a Vi,Svia minuta d'un Editto. Di questo potrà essere che qualche parte piaccia a , S-, qualche altra voglia moderarla e qualche altra toglierla. Ma se questi cambiamenti non si fanno dalla stessa penna che ha fatto il primo getto, diventerebbe mostruoso e snervato.
Per tutte queste considerazioni, supplico V S a permettermi di dare una corsa a Roma, giacché fra U venire, stare e ritornare non si esigirebbero più di 25 o 30 giorni al sommo, e intanto potrei partecipare al santo Giubileo. La Pro-