Rassegna storica del Risorgimento

RIVAROLA ANTONIO
anno <1926>   pagina <291>
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// cardinale Rivarola e Vattentato del 1826 291
dividili, con pene varianti dalla morte al precetto politico, mescolando ÌÌS politici e reati comuni (1), e che era immediatamente seguita da IP editto dì commutazione delle pene.
Inviandone una delle cinquecento copie stampate al fratello, il car­dinale scriveva : La giudicherete, e vi pregherò della vostra indulgenza dove non vi piacesse . Ed indi (Ravenna, 7 ottobre 182
Certo ho gran ragione di ringraziare il Signore che un affare grandioso e pericoloso è stato per me disimpegnate con bastante incontro. Voi mi dite che, dopo un avvenimento tale, vi date a credere che vacando in Roma una carica principale, non sia per mancarmi; US qui è dove non siamo e non saremo mai d'accordo, lo desidero di tutto cuore che quando piacerà a N. S. di richia­marmi dalla Legazione mi si lasci- ritornare come stava prima, non per amore di poltroneria, perchè :fin fèìm posso amo di servire la S Sede nelle Congrega­zioni, nelle Cappelle, e in tutti gli affari straordinari 'che piacesse a N. S. di consultare con me o d'incaricarmene; ma non vorrei quella costrizione, quella dirò quasi impossibilità di avere un quarto' d'ora libero per pensare agl'inte­ressi dell'anima e all'importante affare dell'ultimo fine, come accade nella carica-principale alla quale va il vostro pensiero, e poi press'a poco in tutte le altre primarie.
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E finalmente, libero dall'incubo del processo, della voragine da cui spero sortire con mediocre infamia , potè attendere a soddisfare Finnata vanità, segnalando al fratello le feste fatte in suo onore al ri­torno da Roma. Mentre egli era colà, la Provincia se stiamo alla seguente lettera autografe. anelava ;a inavértp-:
Seguendo le mie teorie governative di andare incontro al crttdfigge [sic] nei primi mesi, per prendere e stringer bene le redini del governo, e poi me­ritarmi l'osanna con i sempre felici risultati di una imparziale giustizia, e col rallentare dolcemente la mano all'opportunità, sono gionto a farmi desiderare tanto in Ékovincfa* che "vedendomi tardare, tutti i confatomeli a nome delle loro popolazioni sì sono mossi di moto spoetaneo, senza saputa mia e senza intesa fra loro, a spedire suppliche al Papa perchè mi mandi presto. Questo è nato perchè si era sparsa voce che non tornavo più {Roma, 28 giugno 1825).
Ora, l'8 settembre, scriveva da Ravenna:
[Vi] manderò proclami, lapidi, programmi di feste, poesie fatte in tutte le città e terre della Legazione per il mio ritorno, che è stato un mezzo trionfo.
(t) Fu pubblicata dal Farmi, GuaJterio, Belviglieri, Tivaroni, Albicali, Ca­sini, Rava, e dalla Ferlinn