Rassegna storica del Risorgimento

RIVAROLA ANTONIO
anno <1926>   pagina <293>
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// cardinale Rivarola e l'attentato del 1826 293
Nelle sole carceri di Ravenna i carcerati sono stati fino 115, e attualmente fa tutta la Provincia ve ne saranno 60 o 65. Ne sia ringraziato il Signore, a cui solo, e non a me, si deve gloria ed onore.
Ravenna, 6 aprile 1826.
Non pensiate che a Roma si rimarchi il piccolo numero dei miei carcerati, perchè a ìoma nulla si rimarca di tutto ciò che si fa di bene nelle Provincie. Mi -ricordo sempre che il vostro buon zio, che fu Prelato, rimacava sempre con ammirazione che Somando, per esempio, il Governatore di Macerata, dimanda­vano di Camerino, e così ritornando il Legato di Ravenna gli domanderebbero del Vescovato d'Imola. Questo però poco importa, perché la vera compiacenza è nel fare qualche cosa di bene quando riesce, e non nell'essere rimarcato.
Aveva acuito per il passato, prima della sentenza, qualche timore, ed aveva pensato mutare la residenza di Ravenna con quella di Bolo-glia. Pensando che vado a decidere scriveva il 2 ottobre 1824 una gran causa, nella quale sono per la massima parte implicati gravati moltissimi ravennati e moltissimi faentini, e pochissimi bolo­gnesi, non so se potesse esser prudente cosa di cambiare .
Ma ora inatteso sopravvenne l'audace attentato, dal quale traggono argomento le lettere che principiando rammentai, e che qui pubblico :
Forlì, 24. luglio 1826. Mio caro Stefano, fratello carissimo*
Prossima a partire la posta, scrivo in fretta in fretta: per assicurarmi che la notizia che sono per darvi non vi venga alterata e più funesta di quello che Io è realmente*
Fu la sera del 23, alle 1.1 e mezzo, che partendo dalla conversazione di certa signora Spinelli in Rasponi Bonanzi, montalo che fui in carrozza, mentre mi seguiva il canonico Muti, che non ebbe tempo a sedermi vicino, fu esplosa un'arma da fuoco alla mia direzione, che per grazia del Signore e di Maria SS. Ad­dolorata lasciandomi illeso investi il povero Canonico [sic/], che ne rimase mortalmente ferito e che lascia attualmente poca speranza di vita. Meno questa dispiacenza, che mi è sensibilissima, quanto illeso di corpo altrettanto mi trovo tranquillo di spirito. <6 posso assicurarvi che in mezzo alla cosa istessa non mi sono punto alterato, e che l'unico sentimento che in me è prevalso è stato quello della sorpresa. Che il fatto fosse successo nei primi dieci o dodici mesi della mia Commissione, in mézzo alle procedure ed alle condanne, avrei imma­ginato di poterlo attribuire a quelle circostanze; ma in questi momenti, in cui tutto stava tranquillo, in cui si conosceva quanto si era da me operato perchè gli effetti della clemenza sovrana non fossero ulteriormente ritardati, non posso farne carico che ad uno spirito disperato, trasportato da un qualche demone alla iniquità ed al delitto.