Rassegna storica del Risorgimento
RIVAROLA ANTONIO
anno
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1926
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pagina
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294
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294 Ugo Oxith
Ho voluto darvi questo cenno per vòstra tranquillità, per il caso, siccome ho detto, che la cosa vi potesse essere alterata. Salutate la cara Annetta,. credetemi di voi, mio caro Stefano, Fratello carissimo,
Afl".mo Fratello A. CARO.
[Al Segretario di Stato] Ravenna, -teglia 1826.
Ecc.mo e Rev. Sig. mio Colend.mo,
Il più nero ed infame attentato che un im qualche posseduto dal demonio ha esercitato contro di me la sera di doménica 23 corr. poteva metter fine a1 miei giorni, che è piaciuto alla Divina Bontà di preservare; se non che il colpo non è stato egualmente innocuo pel povero sig. Canonico Muti, che mi sedeva vicino, e che è rimasto mortalmente ferito, lasciando poca speranza pe* .gioisti; suoi. Ecco brevemente il fatto.
Per un caso rarissimo uscii la sera, e andai a passare un'ora in casa Ra-sponi Bonanzi, dove da che sono in Ravenna non sono stato mai, meno quando gli toccava conversazione di turno. Mi trattenni circa un'ora* te ite partii tre quarti prima della mezzanotte per aver tempo di cenare, volendo nella mattina appresso celebrar la Santa Messa. Appena entrato in carrozza,, susseguito dal povero Canonico, che non doveva essere ancora seduto, parti un colpo dalla mezza larghezza della strada, che pareva una cannonata, ed investi il Canonico, che mi disse di esser ferito, quando io ero ancora incerto se il colpo fosse stato tirato in aria o alla mia direzione. Accorsero al rumore tutti quelli che erano superiormente in conversazione, e non conoscendosi ancora l'entità della ferita, fu fatto scendere il Canonico per apprestargli tutti gli opportuni soccorsi nella stèssa casa Rusconi Bonanzi; ed io tomai al Palazzo Apostolico senza es-sere né offeso nel corpo né conturbato nello spirito (r), meno la dispiacenza della sventura del povero amico. Pareva quasi strana questa pacatezza d'animo in caso di tanta atrocità, ma il fatto si è che prima di sentirmi illeso non ebbi tempo di avere altra sensazione che quella della sorpresa; posteriormente non sono di quelli che pensi e si carichi la fantasia di quello che poteva essere stato quando non sia effettivamente avvenuto, e mi persuado che quando una disgrazia è passata ne dev'essere naturalmente più lontana una seconda. Se poi uno fosse l'uomo della sventura, bisogna che corra rassegnato il suo destino.
(j) Ciò concorda con la narrazione del Fàlfiiy ed è confermato dal seguente passo dell' Uccellini: Mi ricordo che io passeggiava nella piazza col tenente di guardia, quando s'intese venir con. impeto insolito il legno del Legato; del che il tenente sorpreso corse al suo posto, e si permise di chiedere : Hawi gualche novità, Eminenza? Niente, metile, han voluto salutarmi con una schioppettata rispose; e scese nel suo appartamento, nella cui cappella orò tutta la notte... (CASINI, op. cit., pp. 16-17).