Rassegna storica del Risorgimento

RIVAROLA ANTONIO
anno <1926>   pagina <297>
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// cardinale kivarola e attentato del 1826 *9f
'Mavitm f agósto., 1826. Carissimo Fratello,
Grazie al Signore ed a Maria SS. Addolorata, il Canonico Muti è fuor di perieli Vftiawìfe-gonfie la cura. Egli è allegrissimo e contento. Insomma, tratto va bène. Quando verrò a Genova egli sarà uno della mia compagnia, come ;Gome già avevo destinato di fare.
Quando Didone domandava ad Enea dei dettagli sópra la fierissima bur­rasca che avea sostenuto, Virgilio gir fe dire: In/andum, rema, iubes renevare dolorem. CM; dico io alla mia regina Annetta sulle dimande che mi fa. Pure in bteve dirò per sodisfarle che il Canonico era già seduto al mio fianco quando accadde l'esplosione e la ferita; che non poteva in nessun modo coprir me, perchè lo naturalmente entrava il primo in carrozza'.e mi mettevi* alla parte diritta* 'egli entrava secondo, e si metteva alla sinistra, ed in conseguenza se non si metteva sui miei ginocchi non poteva a me Jpsìscudo. La. Provvidenza M ;voMo che io mi fossi incantonato, e che per conseguensa a colpo partendo daflo sportello diretto un poco obliquamente ha descritto una diagonale verso il lato opposto, ed io sono rimasto coperto dall'angolo della carrozza. E questo bastì' per sempre su questo iéiStò argomentò.
Prima d'ora non ho portata la scorta di notte, quando doveva conside-sarsi più necessaria, perchè uscivo pochissime volte e la maggior parte all'im­pensata. Adesso là porterò sempre, ed il caso ne garantisce la regolarità e la ne­cessità, senza che possa attribuirsi a soverchio timore.
Gli applausi che mi fecero i ÉbrMvesr nelle prime mosse, era tutto affare di riflessione, giacché secondo il loro giusto desiderio di- avere un Legato tutto a loro; doleva naturalmente cascargli sui piecìegaiO di Ravenna, associando a questo l'idea della antica riunionej ma io. dal primo momento li rassicurai dicendo loro che era naturale che non mi dovessero gradire, itnà che sapessero che io andavo per corrispondere agli ordini di N. S.: che non avrei uè detta una parola né scritta una riga che potesse fare obbiezione al loro desiderio. Siccome poi erario; state infinite le stravaganze del povero Sanseverino, che era in fondo malissimo veduto, e si trovano da me serviti con somma prontezza e disinvoltura, mi danno continui; iargomenti di essere contentissimi di me.
Voi che siete uomo politico e di mondo intendete bene come sarebbe stata per il momento compromessa la convenienza del 'Governi:) ed anche le misure che fosse per prendere, se: !, 1 vcosl,, me ne fossi .scappato per paura.
Vi. ferissi che era Inconcepibile come col corriere ordinario, che immedia­tamente partiva da Roma dopo: il fatto, notìficato per staffetta, gli amimi avessero risposto, e la Segreteria di Stato nói mi avesse neppure accusata la ricevuta. Ma eccovi la spiegazione dell'enigma, che non lascerà mai di essere strano, ma che nell'età del Segretario di Stato, di 82 anni, è scusabile: il quale sebbene tortora floridissimo, nella memoria è alquanto indebolito. Ecco in so­stanza come la cosa è andata. Egli ha ricevuta la lettera al Palazzo della Can-