Rassegna storica del Risorgimento

RIVAROLA ANTONIO
anno <1926>   pagina <298>
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298 l Ugo ÒxiUa I
celleria, dove va a dormire tutte le sere, se l'è dimenticata sul suo tavolino, e non vi ha pensato più in tutta la giornata, ed intanto il corriere è partito* Ri tornato a casa, trovò la lettera, la lesse, ma non fu pitì(: in tempo di scrivere in quell'ordinario, e cosi dovette differire all'ordinario posteriore.
Ili Canonico infermo *jon l'ho ancora potuto vedere, per non cagionargli troppa commozione; lo vedrò venerdì venturo quando tornerò a Ravenna ed allora gli dirò mille cose obbliganti per vostra parte.
Vi abbraccio, e resto di cuore
Air.mo Fratello A. CARD.
Forlì, ti agosto 1826. Mio Caro Fratello,
11 Canonico si può dire guarito, lo Io vedrò domani per la prima volta, appunto per quei riguardi che voi rimarcate essere necessari. Quanto ad una qualche incuria, h quasi impossibile che accada, perchè è servito più che un sovrano nella casa di buoni amici, dove é rimasto per necessità.
... Bellissima, al vostro solitole morbidamente contornata, ma egualmente abbastanza tonante è la lettera che avete scritta al Nuncio di Parigi sul pro­posito delle infami date di quelle gazzette sul conto mio; e vi ringrazio del pensiero e della premura, lo però, vi dico il vero, sono poco disposto ad in­quietarmene, iQ perché si tratta di nude asserzioni, delle quali ciascuno può farne quante ne vuole, ma che non pongono alcuna cosa in essere; 20 perchè è difficile che uno si determini a vedere un uomo cattivo perchè una Gazzetta l'ha detto; 30 perchè quell'istessa libertà della stampa che permette di dir tutto a torto e a traverso toglie alla stampa stessa quella specie di autorità e di fede che potrebbe incontrare se si sapesse che gli articoli passano prima sotto l'osservazione e censura.
... Mi pare scandaloso che Roma fino a questo punto non si dia, dirò così, per intesa del fatto accaduto, e non prenda qualche rumorosa provvidenza, es­sendo in questi casi anche per la decenza pubblica necessario piò quello che fa strepito che quello che realmente colpisce. Per esempio, si potrebbe mettere un premio di 10.000 scudi per chi scoprisse l'autore dell'attentato; 10.000 scudi fanno gola, perhè fanno la fortuna di uno, ed a: ifronte di questi anche ehi avesse dei riguardi e dei timori di parlare lì vince subito coli'idea di spatriare e di portare con sé una somma capace di fare la sua fortuna. Bisognerebbe che fosse mandata una Commissione militare con molte facoltà e coi qualche ap­parato di truppa per renderla imponente. Insomma, vi vuole la verità, ma vi vuole anche della scena.
Queste cose avrei gusto che le scriveste voi, colla vostra aurea e morbi­dissima penna, se fa di bisogno anche al Cardinale Segretario, di Stato, giacché a me non conviene, non essendo interpellato.
Vi abbraccio e resto di cuore di voi, carissimo Fratello,
Aff.mo Fratello A. CARO,