Rassegna storica del Risorgimento
RIVAROLA ANTONIO
anno
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1926
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pagina
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300
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3oo UgolOxìlia,
che dopo l'arrivo della notizia in Roma fu tenuta numerosa Congregazione di Cardinali, alla quale il Papa intervenne; ma dopo questa prima mossa la Congregazione non si è più radunata, e le risoluzióni credo che siano figlie di private e ristrette consultazioni. Fate benissimo a non scriver nulla: e cosi risalta sempre di più la salvezza del mio contegno, di essermi tenuto tranquillo e tacito sopra un affare che mi riguardava personalmente. ... Vi abbraccio, e resto di tutto cuore
AfF,mo Fratello A. CARD.
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Non tanto intimorito, come si volle, quanto insoddisfatto ed indispettito, il Rivarola risolveva di lasciare la Legazione. Senza reticenze, apriva al fratello il suo animo scontento, dettando al suo segretario le le seguenti lettere:
Ifiorii, 7 settembre /8*6/. Carissimo fratello,
Le misure che sono state prese in conseguenza dell'attentalo della sera del 23 sono gravantissime la mia convenienza. Avrei voluto strepitare, ma l'ho trovata cosa del tutto inutile, perchè siamo in tutto cosi fuor di strada, che uno sproposito più o meno vale lo stesso. Oh che Babilonia, oh che Babilonia! Io intanto vi ho cavala la mia moralità, perchè ho dimandato per missione di venire a Genova per un paio di mesi, ed ho dichiarato altamente che tornerei per pochi giorni a Ravenna per far fagotti e voltargli perpetuamente le spalle.
Eccomi dunque vicino al bel momento di abbracciarvi, e di passare qualche tempo in un dolce ozio fra le cordialità famigliari... Porterò con me Ù Canonico Muti ed il mio segretario, una carrettella con i miei cavalli. A Genova non vorrei restare di più che due o tre giorni, e poi subito a Chiavari.
Forlì, jf settembre 1826, Carissimo Fratello,
Non solo non ho alcun argomento di compiacienza da comunicarvi sul sul conto del favore ed opinione alla corte ed a Roma, che anzi ho da questa grandi motivi di malcontento. Io però non ne sono punto turbato ed un certo religioso stoicismo che professo mi fa essere lietissimo, sanissimo e tranquillo. Nella nostra cara Roma non vi è più idea di sistema e governo calcolato, e son tanti gli errori che si commettono in amministrativo, giudiziale e politico, che oramai bisogna darsi pace, che la cosa deve andare così e che poco è uno sproposito più o meno. Questo sarà un argomento dispiacevole che tratteremo nella piacevolissima conversazione che avremo insieme verso la fine di settembre.
Dal disegno che mi sono fatto della mia gita mi pare di potervi assicurare che anderò il giorno 25 a Lugo a pranzare da Arezzo [cardinale], che la