Rassegna storica del Risorgimento

RIVAROLA ANTONIO
anno <1926>   pagina <309>
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li cardinale Rivarolà é VaMmtah del xÈsó pQ.
Chi ha uni tìaratjjfai'e non: si* sa smentire:, Chi. non è ha nessuno piega come la canna ad ogni vento (1).
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Dai riferiti g'jtifei shitetìeii sfl ii.varoÌà pàrmi dunque vada almeno sceverato ed attenuato réletìiéntò morale!, e che in tal senso vada rettifi­cata la comune tradizione storica; relativa al Rivarota. II biasimo ha da riguardare quasi esclusivamente la stolta azione politica del Legato. Agostino Rivarolà fu olii cieco reazionario, ma non fu un perverso. Roma ebbe in lui l'organo adatto. Mia esso fu in realtà strumento inetto d'inetto governo. Roma antica àeva saputo goyervare U mondo, Roma papale non sapeva governare una provincia.
Una miope, una bieca politica sollevava l'indignatone nelle più pure coscienze, fomentava l'odiò, provocava fin l'assassino nei tempera­menti focosi ed impulsivi.
In quella sventurata terra romagnola?,, straziata dal conflitto impla­cato tra la tirannnide e la Setta, lottanti insieme come dice il Masi e dilaniai!risi colle efferatezze medesime ; in quel campo conteso tra la repressione e la ribellione, che potevano i pieni poteri, le condanne sommarie prò tribunali sedendo, i Rivarolà, gì' Inveraizzi, se non rinfo­colare nuovi sdegni e nuovi odii, e creare altri eroi od altri assassini?
Ed il pensiero, la parola, l'azione repressa, acquistavano dalla re­pressione una dinamica nuova: cinta dall'aureola della persecuzione, la ribellione irraggiava una suggestione irresistibile. E la fiamma, su cui si soffiava per spegnerla, sprigionava ;nuové [scintille, che, ovunque cade­vano, suscitavano nuovi incendii. Così i ebbe la rivoluzione dove prima non era che la cospirazione. E ancora una volta si potè dire che rivo­luzionario non te; ' tanto.' il popolo quanto il monarca.
UGO ObèiLiA.
(i) Gfìv IpMm da Ravenna, 2 niaggfei 828; iMtf 'e 'due dabbiàrtìo rin­graziare il Signore dei talenti .òhe ci ha dati, ma voi ne avete imo piti -eli, me, che è quello di saper vestire di dolcezza e di piacevolezza i vmtà jàìiì urlanti. Io vi studio, e qualche volta vi 'sono riuscito, ma confesso che mi SìcónosBÓ* ancora lontano assai dà questa professione .