Rassegna storica del Risorgimento

1798-1799 ; NAPOLI (REGNO DI)
anno <1926>   pagina <325>
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La rivoluzione napoletana degli anni 1798-1799 325
Macie, iàvendo tralasciato di calcolare che nel sud d'Italia iti no­vembre e in dicembre raramente gela, condusse la sue truppe a mar­cie forzate, mente i cannoni pesanti e i carri con le scorte di provvi­gioni seguivano su strade difficili e pantanose per le pioggie alla di­stanza di tre o quattro giorni ed erano qualche volta tratti fuor di strada, sicché i soldati languivano di fame. A cagione della scarsa co­noscenza pratica ch'egli possedeva della regione, aveva bisogno di tempo per riconoscere la topografia prima di arrischiarsi a spiegare in linea tutte le sue forze. Ma, essendo già troppo avanzato, oppose una o due colonne" al nemico a scopo di indugio, e così la metà del suo esercito fu battuta colonna per colonna e la rotta dell'avanguardia trascinò nel panico la retroguardia. Quando credette di essere in grado di condurre il nemico ad una battaglia generale, disse al re che egli era sicuro della vittoria, e fu allora che il re dichiarò ufficialmente guerra alla Francia. Il giorno dopo Mack implorava il re di mettersi in salvo; e appena fu rotta la sua prima linea di battaglia, egli seguì U Monarca e lasciò l'esercito alle cure del Ministro della guerra, che similmente tornò a Napoli per chiedere un altro generale. Le notizie dello scoppio delle ostilità, della dichiarazione di guerra e della disfatta dell'esercito napoletano giunsero a Vienna con lo stesso corriere.
L'inesperienza dei volontari e il lungo disuso nei reggimenti na­poletani delle operazioni guerresche contribuirono alla disperazione del generale, ma non scusano la precipitazione della sua fuga. Da quel tempo i disastri di Murat con le sue truppe hanno confermata l'opinione della loro inettitudine alle guerra. Ma la bravura mostrata da alcuni reggi­menti napoletani in Ispagna e in altre spedizioni di Bonaparte ha fatto pensare ad altri che tali disastri debbano attribuirsi piuttosto agli ufficiali. La loro indole veemente li rende insofferenti della disciplina e il clima in­capaci di sopportare la fatica, e probabilmente non è facile non abituarli
scrìsse a Bona par tei allora comandante in capo: J'aj tout laissé sur l'an-cien pied; et les fonds pubH.es sont intaets; il 11'y a donc plus rien' à faire et ma manière d'agir en pareille circonstance est toujours de laisser les choses comme elles sont, parceque toute iunovation qui n'a aucuti but réel ne favorise que les fripons. Je ne me melerai done: en aitarne manière de Porganisation civile du pays oii je me trotive: je veux n'y rien voir, et je ri*<j fèntends rien parceque je àfen vois pas le but . 25 Fleuréal fstcjì an. 5 (14 maggio 1797). La lettera coraihda*a>ì; A Vieen.ee l'olì tout déjà fait; la revolution est com­piette; le mont de piété était déjà gaspillé; effeets préliminaires de ces sortes d'organisaUons v.