Rassegna storica del Risorgimento
1798-1799 ; NAPOLI (REGNO DI)
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Antonio Bosetti
alla perseveranza ed al silenzio, che sono naturali nei soldati della Lombardia e del Piemonte. Ma poiché l'amore della guerra è una delle più forti delle tendenze umane e uno stato di soggezione a severe istituzioni è la più costante delle umane abitudini, è evidente che non vi sono uomini che non possano essere convertiti in soldati. Ogni nazione possiede alcune qualità, delle quali un saggio principe ed un abile capi-tano possono valersi a proprio profitto. La più parte degli uomini è sensibile agli incitamenti dell'onore e dell'interesse, e tutti hanno madri, fratelli e figli da amare e da difendere. Ma quando le loro istituzioni civili e militari in luogo di animare scoraggiano i generosi sentimenti, allora t più coraggiosi si convertono in codardi a cagione dell'egoismo. I soldati semplici napoletani aveveno goduto del diritto di una regolare promozione, finché il nuovo regolamento di Acton li privò di qualsiasi speranza di diventare ufficiali effettivi. Gli eserciti austriaci, benché per la massima parte composti di uomini assuefatti alle affitti, furono spesso battuti da truppe condotte da migliori ufficiali, nelle quali ogni soldato poteva salire al rango di maresciallo di campo e il sovrano stesso non aveva la facoltà di infliggere un colpo col suo bastone. L'ammutinamento delle truppe italiane e la loro malevolenza verso il viceré d'Italia cominciarono alla fine dell'ultima guerra per averli esso, in un accesso di ira, minacciati di frustarli. I Napoletani sotto Mack e più tardi sotto Murat avevano in mezzo a loro parecchi ufficiali stranieri ed ognuno temeva un tradimento. Un popolo può essere conquistato, ma gli uomini raramente sono codardi, quando tutti combattono per il loro onore e per il loro paese.
I soldati del re, essendo privati del loro generale, furono facilmente messi in rotta. Ciò nondimeno Championet, non avendo che un piccolo esercito e temendo la disapprovazione del suo governo, avanzò molto lentamente, esitando fra il suo dovere di ricongiungersi con le forze francesi in Lombardia e la sua ambizione di conquistare un regno.
Continuava ad avanzare temendo che, se il nemico si fosse liberato dal suo terrore panico, lo avrebbe stancato nella ritirata e lo avrebbe sopraffatto col numero; ed egli non sperava più a lungo di trovare provvigioni nel territorio romano, in quel tempo desolato dalla carestia. Dal tempo della rivoluzione i Francesi avevano marciato senza magazzini, senza tende e quasi senza bagaglio, e, in quest'occasione, non osando rientrare in città, dove i preti stavano organizzando la contro-rivoluzione, essi bivaccavano nelle strade fangose e nei pantani ed erano minacciati di distruzione dal rigore del mese di dicembre. Il generale era al tempo atesso sollecitato ad avanzare da trecento o quattrocento Napoletani,