Rassegna storica del Risorgimento

1798-1799 ; NAPOLI (REGNO DI)
anno <1926>   pagina <327>
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La rivoluzione napoletana degli anni 1798-1799 2l
che si erano raccolti intorno a lui da ogni parte d'Italia. I più di essi erano giovani, che allo stabilirsi dell'inquisizione politica, avevano emi­grato da Napoli, e le cui vaghe idee erano state convertite in passioni e in sistema dalia persecuzione, dall'esilio e dalla povertà. Championet, che nuH'altro conosceva degli effetti della rivoluzione se non le vittorie degli eserciti, diede la sua onesta fede alle nuove idee e formò la sua stima dell'intera nazione napoletana sull'entusiasmo ch'egli scorgeva in questi emigranti. Ma quelle dottrine che avevano trovato credenti al­trove, essendo fondate sulla nozione metafisica della giustizia universale, risultarono inintelligibili in Italia, dove esse guadagnarono pochissimi proseliti. Gli Italiani sembrano i meno atti, fra tutti gli Europei, ad es­sere guidati da astruse teorie o da massime, la cui verità essi non ab­biano innanzi tutto ammesso praticamente. L'Italia è uno di quei paesi che gli uomini non riusciranno mai a tentare di fuorviare per mezzo di gazzette. Questo non si deve soltanto alla scarsa estensione dell'i­struzione, letteraria nella massa del popolo, ma alla circostanza che quegli uomini che esercitano -un-' influenza sulle menti dei loro connazionali professano, salvo poche eccezioni, un sistema di dottrine, che può chia­marsi nazionale. Machiavelli ha loro insegnato a non mai calcolare sulla bontà della natura umana e sulla stabità delle istituzioni politiche o a non supporre mai che i governi possano essere giusti più a lungo di quello che la necessità li costringe a non agire da tiranni. Forse egli ha svelate troppe verità é; tentando di insegnare agli uomini la sag­gezza, li ha resi sospettosi non solo del mondo ma di se stessi. Questi precetti tanto più hanno prevalso in quanto ogni nuovo padrone in Italia li ha sempre, per così dire naturalmente, posti in pratica. I bat­taglioni di Napoli fuggirono, ma la popolazione dei campi oppose una resistenza armata agl'invasori. I Francesi proclamarono che la loro religione sarebbe stata rispettata e che, se non fossero tornati pacifica­mente alle loro famiglie, essi avrebbero bruciati i loro villaggi . I Na­poletani rispondevano che essi non potevano riporre alcuna fiducia in coloro che avevano cacciato il Papa in prigione, e Che avrebbero pre­ferito di avere bruciate le loro case, dacché, ad ogni evento, sarebbero state saccheggiate >>. Furono spediti proclami che promettevano giu­stizia e i contadini chiesero ostaggi per l'adempimento.
Le provincie imposero nuove tasse, e vennero in aiuto del governo con contribuzioni volontarie per porlo in grado di condurre innanzi una guerra difensiva, quando improvvisamente sorse in Napoli il so­spetto che l'ambasciatore inglese avesse formato il progetto di staccare il re dal suo popolo. Tale fu allora la furia dei Napoletani che tutti i