Rassegna storica del Risorgimento

1798-1799 ; NAPOLI (REGNO DI)
anno <1926>   pagina <329>
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La rivoluzione napoletana- degli anni 1798-1799 329
alcuni sospettato di essere un partigiano dei rivoluzionari e da altri di essere un traditore come tutti cortigiani, non era in grado di agire, perchè nessuno1 iwtìfeà aver conutto don lui Ai magistrati municipali della capitale null'aXér:, èra da tempo rimasto che il nome. Tutti erano -jfjggprdo che qualche governo doveva èssere riconosciuto. I baroni, i comuni delle provincie e i cittadini, che fin dalla soppressione jàet par­lamenti fatta dai viceré spagnuoli ed austriaci erano stati esclusi da ogni partecipazione all'amministrazione, senza alcun'altra forza che quella che loro derivava dai loro obliterati diritti desideravano fondare una oligarchia, mentre altri insistevano per una monarchia costituzionale. I nemici della corte erano per un governo democratico; gli amici di essa conservavano un dispotismo illimitato; i vari partiti si attaccavano l'un l'altro con declamazioni, recriminazioni e calunnie, mentre gran nu­mero dei prudenti e di quelli che avevano qualche influenza temevano tutti ed erano contrari a qualsiasi progetto, perchè, fondando una re­pubblica, essi presagivano le conseguenze che accompagnarono la rivo­luzione francese, e, dall'altra parte, all'approssimarsi dell'esercito fran­cese non osavano sperare più a lungo di conservare le loro istituzioni monarchiche. La pubblica opinione segnalando quegl' individui che sem­bravano capaci di assumere il governo, pareva invitarli a farlo; ma nes­suno aveva preparato o un piano 0 un partito, e nessuno pensava ad altro che alla propria salvezza. Perciò i Francesi si credettero sicuri della loro conquista e, mentre essi avanzavano, i Lazzaroni, che non avevano niente da salvare, pensarono di impadronirsi del supremo pOV tere e di difendere l'indipendenza nazionale.
Il viceré ripóse ogni sua speranza nell' indugio e firmò un armi­stizio col quale i Francesi erano esclusi da Napoli, mentre era loro ce­duta una parte del territorio con due milioni e mezzo di franciakCham-pionet, soddisfatto di non poter a lungo conservare il possesso del ter­ritorio conquistato, mandò commissarii per ricevere il denaro; e la sola j vista di* questi uBicialì rese Furiosa ila plebaglia di Napoli. Frattanto il conte Thurn, un austriaco che la regina aveva fatto nominare commo­doro nella marina napoletana, giunse sopra una nave portoghese e or­dinò di appiccare il fuoco a tutte le navi da guerra e alle cannoniere, che non si erano potute condurle M. Sicilia. Noi contemplavamo dice uno dei loro scrittori * 'ón triste tranquillità le fiamme che in pòche ore consumavano ì nostri tesori e le nostre speranze. Pareva come se tutta Napoli fosse alla fine divenuta consapevole della pazzia dei suoi principi e di tutte le miserie che era ora condannata a so