Rassegna storica del Risorgimento

1798-1799 ; NAPOLI (REGNO DI)
anno <1926>   pagina <331>
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La rivoluzione napoletana degli anni 1798-1799 331
Cosi dopo che i consigli e l'esercito di un re indipendente erano stati fuorviati da stranieri, egli non ebbe in sospetto che i suo proprii sudditi, e mentre il suo popolo esponeva ancorai i beni e la vita in suo servizio, egli infondeva in tutti loro il suo stesso terrore. Tollerò di essere sotto il dominio di stranieri, che in un sol colpo brucia­rono la sua flotta, abbandonarono lui al disprezzo e il suo regno al­l'anarchia, e gli invasori, essendo sollecitati di rompere un trattato col quale erano tenuti lontano dalla capitale, venivano considerati come li­beratori persino nell'atto che rovesciavano il trono. In obbedienza al conquistatore le forme della democrazia presero il posto dell'antica mo­narchia; tuttavia a Napoli, più che in tutto il resto d'Italia, i grandi proprietari e gli uomini di scienza furono impiegati nell'ufficio della le­gislazione e nell'amministrazione del nuovo governo e tennero sotto con­trolio i demagoghi. Se non fosse stato l'intervento dei vescovi, i frati avrebbero continuato ad eccitare nella plebaglia la furia dello spargi­mento del sangue, e se non fossero intervenuti i parroci, l'insurrezione, che stava per degenerare in guerra civile, non sarebbe mai stata sedata sedata nelle provincie. Comunque, ognuno fino allora aveva sofferto e i repubblicani erano stati troppo liberali nelle loro promesse. Abolendo istituzioni, le quali, benché di cattiva tendenza, erano state sanzionate dalla prescrizione del tempo e dall' uso, il nuovo governo ne sostituì altre, in se stesse migliori, ma che non potevano avere l'appoggio della pubblica opinione, finché l'esperienza del futuro non avesse dimostrata la loro utilità. Intanto ciascuno le giudicava secondo le sue preventive nozioni e le nuove speranze. Per piacere ai poveri, la nuova ammini­strazione abrogò gran numero di imposte vessatorie che fino a quel tempo non rispondevano ad altro scopo che quello di moltiplicare esat­tori, spie e agenti legali del tesoro; costoro, trovandosi improvvisamente senza impiego, aumentavano il numero dei malcontenti e non suscita­rono più nella moltitudine altro sentimento che quello della commise­razione.
Al tempo stesso dovendo i proprietari di terre mantenere l'ammi­nistrazione e un esercito straniero, il prezzo del grano si elevò e il po­polo considerò i suoi governanti sotto la luce di impostori. Coloro, il cui amore per la libertà era stato illuminato più dai libri che dall'espe­rienza, progettavano costituzioni sulla base dell'eguaglianza dei diritti, pur ammettendo che una nazione non può esistere senza proprietari e l'eguaglianza dei diritti era la più inattuabile, data l'enorme inegua-glianza del potere, a Napoli, dove sono grandi proprietari di fondi e innumerevoli poveri senza aà abitudini né mezzi di industria. I pochi