Rassegna storica del Risorgimento

1798-1799 ; NAPOLI (REGNO DI)
anno <1926>   pagina <332>
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Àniotrìo Bosetti
che avevano l'esperienza misero in guardia il governo dai pericoli di una costituzione teorica, ma non poterono impedirla. Tra questi Vi'fls cenzo Cuoco, al quale è attribuito un saggio (già citato) sulla rivolu­zione di Napoli, ad una intelligenza acuta e sintetica univa i frutti dì un lungo studio della storia dei governi. Egli era onesto ;e saggio per così dire per natura, e non esasperava né adulava gli uomini eoi suoi con­sigli. Sia che A Cielo non l'avesse dotato di un coraggio uguale al suo genio, sia che, prevedendo più chiaramente le calamità dell'Italia, fosse più fortemente stato colpito dal timore di esse, egli più tardi divenne pazzo ed è ora meno infelice. In quel tempo egli fu, insieme con altri simili a lui, costretto al silenzio dalla furia dei due partiti, uno dei quali non voleva riformare nulla e l'altro cercava di distruggere ogni cosa. I Baroni di Napoli, dopo che ebbero perduto il privilegio di sor­vegliare la corona, continuarono a esercitare i diritti della feudalità più completamente che in altri paesi, e, divenendo sempre più oggetto di odio ai proprietari delle provìncia, erano disprezzati dalla corte con l'im­punità. Appena essi ebbero ricuperati per mezzo della rivoluzione i po­teri del governo, alcuni di essi domandarono che i diritti di feudalità fossero considerati come inseparabili dal loro diritto di proprietà, per­chè gli uni e l'altro erano derivati contemporaneamente dal diritto di conquista ed erano stati confermati dai principi di ogni dinastia che avevano successivamente regnato in Napoli >>., I democratici al con­trario sostenevano che ogni atto di un governo tirannico è nella sua origine illegale . Così un partito desiderava conservare in pieno vigore un sistema di giurisprudenza incompatibile con le opinioni del tempo e le circostanze del paese; mentre l'altro con una affermazione, che sem­bra a prima vista di palmare evidenza, stava per rendere impraticabile Ogni legge esistente. L* inconveniente degli assiomi nella condotta dei pubblici affari consiste nella loro applicabilità ai più opposti scopi, ed essi sono tanto più pericolosi, in quanto sono stati generalmente pre­sentati da uomini distinti. La dottrina della illegalità degli atti di un tiranno fu proclamata da Bruto e d Cicerone in nome del Senato con­tro la plebaglia che aveva favorito la dittatura perpetua di Cesare; e la plebaglia di Parigi se .ne valse contro l'Assemblea Nazionale.
(Continua)