Rassegna storica del Risorgimento

FRANCI GIUSEPPE
anno <1926>   pagina <346>
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Domenico Spadoni
tandogli che la di lui protezione lo aveva strappato dall'oppressione , informandolo del nuovo strumento eh' egli desiderava dedicare alla gloria di S. M. Russa e concludendo: Si degni ottenermi una salva­guardia dal Governo piemontese (da cu/ era stato esiliato dopo la dimis­sione dalla relegazione) ed io volerò allora a Torino coli' Inventore per operare sotto gli occhi di V. E. gli effetti meravigliosi qui sopra de­scritti, e quindi partire per il Quartiere di S. M. l'Imperatore Ales­sandro . Con l'Ing. Rossi poi, inventore del bellico strumento, i due amici convennero che tutti tre si sarebbero dovuti recare a Torino a spese del Franci per offrire l'invenzione e conseguirne vistose ricom­pense.
H Franci però si trovò subito di fronte alla difficoltà di procurare il danaro necessario. All'uopo, circa la metà di settembre, egli partì col Procida per Orvieto, dopo di che il Rossi avrebbe dovuto raggiungerli. Ma nemmeno nei quindici giorni successivi, al Franci, che trovavasi in dissesti economici, venne fatto di avere l'occorrente. Per la qual cosa, a guadagnar tempo, il Procida proseguì il viaggio, con 1' intesa che sa­rebbe stato al più presto raggiunto dagli altri due e recando seco, ol­treché il progetto del Gèmeli'Italo, l'originale manoscritto, tutto legato, del piano sedioso del Franci, da lui consegnatogli in Orvieto con l'incarico di tradurlo in francese e quindi pubblicarlo per le stampe.
A quanto pare, solo a Firenze, dove sostò, il Procida trasse quel Piano dal fondo della sua valigia per leggerlo e iniziarne la traduzione e si occupò, a suo dire, anche dei modi di darlo alle luce; se non che egli fu contrariato dai contrattempi del Franci che, per difetto di mezzi, non potè raggiungerlo né là, né a Bologna, né a Torino, né a Modena, dove il Procida successivamente lo attese. Di qui uno scambio di lettere di lamento e dì pungenti rimproveri, mentre intanto i denari venivan meno e le occasioni propizie passavano. Dopo tre mesi di progetti, di pro­messe, di aspettative e di ritardi (scriveva il Procida da Firenze il 30 settembre) in un affare che esigeva calore, energia e prestezza, egli non si trovava più avanzato di allora perchè il Franci non aveva amman­nite il quantitativo per occuparsi vigorosamente della vasta impresa, mentre la perfezione dovrebbe brillare in colui che travaglia e si strugge in brame per perfezionare Governi e Nazioni . Dovrò io mio malgrado affidar la riuscita del nostro mal protetto allievo, il Gemelli­telo, ad altro Cesare, che a quello di già disegnato fra noi ? I vantaggi sarebbero enormi, e non possono sfuggire al vostro calcolo . Da Bo­logna in data 21 ottobre osservava che il danaro si andava consumando in tappe prima di raggiungere Torino, soggiungendo: Io doveva far
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