Rassegna storica del Risorgimento

FRANCI GIUSEPPE
anno <1926>   pagina <347>
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// sogno unitario e witsoniano d'un patriota net 1È14-15 347
di tutto per arrivare in porto prima che li Sovrani alleati abbandonas­sero Parigi e si è fatto di tutto per perdere quella bella circostanza. Eppure siete uomo di cervello, zelante per le grandi invenzioni, appas­sionato per l'onore dei nome Italiano, calcolatore de' propri vantaggi .
Giunto a Torino, il Precida tornò a scrivere al Ministro Russo, eccitandolo a rispondere alla sua precedente. Ma convien credere che egli non ebbe la desiderata risposta, poiché egli fece una risposta falsa jgÉ~- spingere il Franici a raccogliere il danaro per il viaggio nella se­greta vista di rivolgersi all'Austria. Il Franci in una lettera del 29 ot­tobre, gli -scriveva che per la partenza dell'Imperatore Alessandro per la Polonia diveniva inutile il viaggio per Milano; ma il ritardo era un male per un bene, per l'importanza maggiore che ora derivava alla cosa dalla guerra coi Turchi. Gli accennava ad alcune private amarezze e al dolore di non aver; potuto a lui unirsi, per cui era restato colà isolato senza compensi e fra torbido avvenire tinche non mi avrete saputo assicurare di nuovo quello, che desidero, la mia cara indipendenza col colpo che dirigete, e nel quale spero di conoscervi quale vi giudicai .
Il Franci, in una precedente del io ottobre, cosi aveva scritto al Precida: .Non avemmo la Gazzetta col procaccio e sono al buio delle cose Transalpine. Un professore di Perugia, mio vecchio amico, che mi lasciò ieri, mi assicurava che Alessandro partiva da Parigi, ed era sciolto l'Accampamento di Lione. È una smania di più che mi diede. Il no­stro Lambruschini non più a Bruselles (?) ma Arcivescovo a Torino. Io sarei stato libero con lui fra una decade per raggiungervi a Milano se i Monarchi non verranno così presto, come sembrava. Il predetto Amico, che conosce da un tempo il mio scritto, mi esibì a farlo stampare a Livorno, ove ha persona cui fidarsi per prova, promettendomi di tra­durlo anche in francese. Io gli dissi con lealtà di averlo affidato ad un Amico, che se n'era del pari incaricato, e nelle ore di ozio forse andate già annoiandovene in francese .
Chi era questo professore di Perugia, vecchio amico del Franci? Con tutta probabilità altri non era che il prof. Francesco Orioli, di cui noi abbiamo avuto occasione di parlare nel nostro articolo sul Batta­glia (1), e ultimamente destinato professore a Perugia, da Viterbo, ove era stato insegnante di Fisica, e venerabile di quella Loggia // Tele­grafo del Cimino . L'Orioli, che aveva denunziato le trame indipen­dentiste del Battaglia nel luglio 1812 perchè attaccato al Governo na­poleonico è sospettoso sulla sincerità del patriottismo del prete di Vi-
(r ) Roma per l'Italia mei primordi del secolo XIX, a. e.