Rassegna storica del Risorgimento
FRANCI GIUSEPPE
anno
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1926
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353
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21 sogno unitario e wilsoniano d'un patriota uel 1814-1 353
eosa siJffiquanto dissi del duca di Cambridge. Il duca di Lodi mene fece menzione come di una probabilità, ma egli non mi diede referenza alcuna. Tali voci fecero qui la pie grande impressione (1), Gli Statuti, e U Catechismo dei Guelfi, sotto il velame della locuzione simbolica, fa-éevan, voti per ottenere egualmente < un Principe della casa del loro nome e della dinastia Inglese, già italico seme , vale a dire della Casa dei Guelfi (Brunswick) del ramo regnante in Inghilterra, famiglia oriunda d'Italia e derivante dal ramo Estense (2).
(1) GAELAVRESI, La rivoluzione lombarda del 18/4. e la politica inglese, in Archivio storico lombardo, 1909, p. 154.
(2) Il principe che fu poi Giorgio IV e che resse l'Inghilterra dal 18ir al 1830 in luogo del padre demente, istituì nel 1815 l'ordine cavalleresco dei Guelfi, da cui probabilmente i settari italiani presero l'ispirazione per chiamare la loro Guelfia Società dèi Cavalieri Guelfi. In predicato per il vagheggiato trono italiano non solo fu il fratèllo di lui Adolfo, duca di Cambridge, uno degli abbonati 2W Italico di A. Bozzi-Gran ville in Londra nel 1814, ma altresì, se non ancora il terzogenito, duca di Clarence, certo l'altro fratello, Augusto Federico, duca di Sussex, che (circostanza non trascurabile) era capo della Massoneria in Inghilterra, e a cui, secOndochè l'egregio prof. Soriga mi dice leggersi nelV Auiobiographj/ del detto Bozzi-Gran ville (voi. IL p. 20. Londra 1874) una deputazione del Governo provvisorio di Milano sarebbe nel 1814 andata a Londra ad offrire la corona d'Italia. II Gran vii le, tra le persone di alta levatura Componenti quella deputazione, menziona il duca Serbelloni e il gen. Colletta, il quale ultimo avrebbe, chiesto il patriottico aiuto di lui, Granville, per introdurli dal Duca, con cui egli aveva colloqui quotidiani, e che, fervente per la causa italiana, ricevette la deputazione; se non che, disgraziatamente, quei voti dovean cadere per mancanza d'appoggio'della Corte e per altre difficoltà. La notizia è sostanzialmente vera, ma Inesatta, per scarsa memoria, l'indicazione dei componenti la detta deputazione. Si sa che parallelamente alle pratiche del gen. Mae Farlane a Parigi e a Londra, mandato dal lord Bentinck nel suo arrivo a Milano, anche
alcuni della deputazione milanese, e precisamente i conti Gonfalonieri, Somaglia e Li Ita è il capo battaglione Ballabio (quest'ultimo col gen. Fontanelli), dopo i vani sforzi in Parigi, passarono a Londra, probabilmente per attenersi in pieno alle istruzioni della Reggenza, la quale, in data 13 maggio, dietro le assicurazioni del gerì. Wilson, che, malgrado i propositi di conquista dell'Imperatore d'Austria, l'Inghilterra, sur un voto esplicito della nazione per l'indipendenza, se ne sarebbe fatta mediatrice, scriveva: * Si rechino i deputati in corpo da lord Castellagli, gli manifestino quel voto e implorino la protezione Inglese: se occorre mandino qualcuno di loro a Londra da lord Gray e da lord Granville (VERGA, La Deputazione dei Collegi elettorali del Regno d'Italia a Parigi nel t8i4, in Archivia storico lombardo, voi. XXXI (1904), p. 313). Si sa che il Con*