Rassegna storica del Risorgimento

DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; MOTI 1848
anno <1926>   pagina <357>
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ohe/ moto rivoluzionario napoletano del IJ maggio 1848 3
rico Persico, quattro lettere (1) che Alfonso della Valle di Casanova man­dava al eonte Giuseppe Nasalli di Piacenza intorno alla tragica giornata. Le lettere sono precedute da una bella prefazione del Fortunato, il quale, contrariamente ai più, afferma che la triste responsabilità di quel giorno non ricade sul re; che per lui anzi, quel giorno giunse pauroso e impreveduto come per nessun altro, né ad altri più che a lui balenò tutta intera la visione del baratro, che a un tratto gli si apriva davanti (2).
E il chiaro uomo conforta il suo parere con le lettere del Casa­nova, specie la seconda, dove è tutta una viva dipintura del sanguinoso dramma, e d' onde traspare il dolore per la patita disillusione, il ram­marico e l'avvilimento per il richiamo delle truppe della Lombardia, e il santo sdegno contro il partito de* pochi, ma operosi , come il Casanova qualifica gli autori degl'Idi quarantotteschi.
Lo spietato rigore con il quale Ferdinando represse il motoà g, più, l'aver poi sospesa la Costituzione e dato la stura a tanti sconci processi e a tante indegne persecuzioni, hanno indotto la maggior parte degli storici a sentenziare che autore palese o occulto, diretto 0 no del terribile urto fosse proprio lui, il re. Noi, invece, pensiamo che, come ben disse il De Cesare, quel giorno fu un errore per tutti : la libertà fu strozzata e i Borboni si preclusero l'avvenire per sempre. Solo in questo senso, a mio vedere, vanno accolte le parole del Fortunato che il Re ne fu vittima.
Lo Statuto era stato giurato dal re, dall'esercito, dagl'impiegati quell'avvenimento era stato apportatore di gioie e di speranze. Chi as­sistette a quella festa, e vide Ferdinando uscire con la regima in car­rozzino scoperto per Toledo, dice che fu un delirio. Con lo Statuto si veniva a raggiungere quello che ardentemente era stato bramato : biso­gnava perciò rispettarlo da entrambe le parti. Se esso era stato giurato, che bisogno c'era di svolgerlo? Questa parola riusciva di per sé stessa insidiosa, quantunque nessuna insidia fosse nell'intenzione del Bonghi, che anzi la suggerì come la meno arrogante a coloro che una parola calzante cercavano. Ma essa pareva fatta apposta per allarmare e met­tere sulla negativa un principe sospettoso. Quello svolgere poteva impor­tare qualche mutamento più o meno sostanziale dello Statuto. La Cà­mera, che, prima di costituirsi, e come primo atto della sua costituzione
(!) ALFONSO DELLA VALLE 01 CASANOVA. Il 15 maggio del 1848 in Na­ftoli. Lettere nuovamente edite da G. Fortunato, Roma, Tip. Naz. Berteli, 1916, (2) Id. Id., pp. 3-4-