Rassegna storica del Risorgimento

DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; MOTI 1848
anno <1926>   pagina <360>
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Oresie Conti
sì, ma lasciò annebbiate le alte ragioni del potere, in modo che la luce de? nuovi casi forse non vi potrà più giungere. Così è nata quella crisi ministeriale, a cui noi abbiamo assistito negli ultimi giorni, quella im­possibilità di governo che nasce dal timore d'una nuova rivoluzione im­minente e dalla impotenza e dalla cecità di resistervi (i), E nel n. 48, del 2 maggio, parlando della necessità della rivoluzione, usciva a dire: È tale oggi la coscienza del popolój che mentre pare contentarsi del poco, non se ne contenta altrimenti che come una caparra sicura del resto. Così noi accettammo la rivoluzione del io febbraio; così accet­tammo la legge elettorale del 29 febbraio, monche, meschine ed assai poco liberali come erano; ma esse non furono accettate che provviso­riamente, come pegno di cose maggiori. Così ottenemmo la nuova legge elettorale e la facoltà di svolgere lo Statuto; così otterremo altre più importanti cose, se questa fiducia e forza morale non ci abbandona e ci assiste il coraggio nella verità della rivoluzione. Questo coraggio è quel che ne fa forti innanzi ai Governo ed assicura l'adempimento di altre più importanti riconquiste sul dominio da esso lui usurpate. Il Governo stesso oggi non è più possibile se Éon si obbliga a sempre nuove re­stituzioni (2).
Generose ed ardite parole, degne di- un pensatore che anticipava la storia e quasi profetava ravvenire; ma parole tali da far venire il freddo al Re e a tutti quelli che credevano che il Re avesse fatto un gran passo col dare la Costituzione, e che bisognasse prenderla sul serio, star fermi sopra- èssa; non già considerarla come una leva per spingere le cose più oltre, molto più oltre.
Quanto poi a quelli che miravano alla repubblica, noi non discu­tiamo se ai popoli, e specie al nostro, convenisse, più che quello mo­narchico, il regime repubblicano; e neanche vogliamo fermarci ad esa­minare se, dato ciò, non fosse più saggio cercar di arrivarci per le vie pacifiche, con mezzi legislativi, senza scosse, senza sbalzi, senza sangue, ma ad ogni modo sosteniamo che non era quello il momento oppor­tuno. Pure, il nostro individualismo indisciplinato, ribelle ad ogni freno, la smania delle novità, l'ambizione di pochi novatori, il ricordo della Costituzione del 1820, voluta, imposta da alcuni militari e, di eerto, anche la rivoluzione trionfante ora in Sicilia li incoraggiarono ad osare. Certo, i /atti di Sicilia e di Napoli non erano tali da incoraggiare a ri­forme il Re, il quale avrà detto:, eco i ber vantaggi della libertà! Egli,
(1) SPAVENTA, op. cit., p. 19. (a) j.d. id., p. 22.