Rassegna storica del Risorgimento

DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; MOTI 1848
anno <1926>   pagina <361>
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Sui moto rivoluzionario napoletano del 15 maggio 1B4 6t
che temeva l'Austria, e subiva l'ascendente neiausto della camarilla di corte, dei gesuiti e, più della moglie austriaca, spintovi da necessità, fece quello che in Francia aveva fatto Lamartine per salvar quella re­pubblica, che poco di poi doveva combattere contro di noi, e quello che in Roma nello stesso anno prese a fare Pellegrino Rossi. E le concessioni fatte non furono poca cosa, ove si consideri che i ministri di Russia, Prussia e Austria lo avevano esortato a tenersi guardato da chiunque il volesse consigliare per una costituzione; poiché,, dicevano, per la di­vozione soverchia che dimostrava l'esercito, si sarebbe senza alcun dubbio qualunque difficoltà superata; che, quand'anche si fosse corso qualche rischio, le potenze del settentrione, e forse la stessa Francia, non avreb­bero al certo ritardato un momento ad intervenire (1). Noi non pos­siamo ancora compulsare le carte di archivio attinenti alla rivoluzione di maggio, ma nessun documento è più vivo e sincero della testimo­nianza di Luigi Settembrini, anima candida, coscienza pura e inteme­rata. Certo, i posteri vedono i fatti'' nel loro insieme, ma non debbono I-fere i saccenti con quelli che i fatti hanno visto o vi presero parte, e perciò hanno elementi che agli altri sfuggono. È come entrare in una camera profumata o ammorbata, dopo l'apertura della finestra: e nel caso nostra l'apertura della finestra è rappresentata dal tempo che spazza per sempre le percezioni vive e palpitanti degli avvenimenti.
Ebbene, il Settembrini dice, che in tutti era la persuasione che il Re fòsse di mala fede e fiero nemico della causa italiana, che avrebbe spergiurato come il nonno, che spregiava come deboli Leopoldo e Carlo Alberto, e malediceva a Pio IX che aveva smosso il vespaio; che or voleva or no mandare i soldati a combattere in Lombardia, e avrebbe voluto affidarne il comando a generali di fede borbonica; ma se il Set­tembrini giudica severamente il Re, si tiene però sulle generali : nessuna positiva accusa fa contro di lui, e se ne avesse avute, non gliene avrebbe risparmiate. Con ben altra precisione invece ei condanna gli altri, quelli che il Casanova diceva, << i pochi, ma operosi >>, che avevano buttato il regno nell'anarchia, pubblicando vergogne, caluniùe e nefandezze, in­coraggiando 1 contadini ad espropriare le terre del Demanio, e la plebe di Napoli al saccheggio; chiedendo così sfacciatamente e oscenamente, e cosi scelleratamente cospirando, ch'egli il 13 maggio deliberò di di­mettersi da Capo Riparti rilento nel Ministero della Pubblica Istruzione. 4 Voglio libertà ., scriveva il grande letterato e patriota, ma con
(1) Avv. GIUSEPPE Rossi, Storta dei rivolgimenti politici nelle Due Sicilie dal 1847 al 1848, pp. 66-67, Napoli, Stamp. del Fibreno, 851.