Rassegna storica del Risorgimento
DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; MOTI 1848
anno
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1926
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pagina
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362
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i/te
Oreste tona
leggi, con ordine, con buone creanze; odio i tristi di qualunque condizione sieno; voglio premiato il vero merito e puniti inesorabilmente i ribaldi di qualunque colore (i)i. La libertà fu secondo lui perduta a causa di pochi pazzi ubbriachi, che volevano la rivoluzione ad ogni costo. Di rivoluzione parlavano apertamente Mileto e Romeo. Al Settembrini, che all'alba del giorno fatale lo interrogava che mai fosse quel tramestìo, il La Cecilia rispondeva: Non vedi? È la rivoluzione 2). E i Nisco: Vidi io stesso giubilante di gioia satanica il La Cecilia, il il quale disse a me e al Principe di Strongoli: Ci siamo alla fine; ecco la rivoluzione : unitevi ai difensori della libertà se non volete essere appiccati ai lampioni (3). E il Pubblico Ministero nella causa contro i 43 osservava: Non depose egli forse Gabriele Pepe che dai giovani deputati energumeni, imbrandendosi gli stocchi, decreti di comitati tremendi ed altre imprese rivoluzionarie improwisaronsi? (4).
E si noti che il La Cecilia il 6 gennaio erasi recato a Livorno, ove, a detta del Nisco, fu ordinatore di repubblicani scompigli (g* Il Petruccelli nel giornale Mondo vecchio e mondo nuovo parlava chiaramente di repubblica e si scagliava anche contro Casa Savoia in favore della rivoluzione. Il Saliceti dovette dimettersi, perchè contrario alla legge che approvava doversi disperdere i tumultuanti con le armi. Perfino il Nisco, che allora era repubblicano, parlava di sovranità del popolo. A Napoli, oltre il Comitato delle donne, si era costituito quello de' più caldi liberali con a capo Giuseppe Dardano, aiutato da' tribuni Pietro Mileti, Tommaso Ortale, Domenico Mauro, Constabile Carducci, Giuseppe Ricciardi, Luigi Zuppetta, Giovanni La Cecilia, Antonio Gallotti, Giuseppe Sacchione, bolognese, Antonio Torricelli, Filippo Agresti, Ferdinando Petruccelli e Michele Pironti. Di quei giorni, dopo un mutismo forzato di ventisette anni, grazie alla libertà di stampa, erano stati divulgati giornali, opuscoli, carte volanti con cui i radicali manifestavano apertamente i loro principi e le loro passioni : vi erano Comitati, Circoli, accenni a una Costituente, tutto ciò insomma che prelude al regime repubblicano e terroristico. Se non avessero avuto le sovversive intenzioni che avevano, quei demagoghi sarebbero stati meno esigenti, più concordi, più obbedienti alle leggi, avrebbero capito che per
(r.) SETTKMBRnsn, Le mie ricordanze, p. 122, Ed. Morano,
(2) Id. id. p. 132.
(3) Nisco, op. cit., r, 149.
(4) SPAVENTA, op. cit., p. 104.
(5) Nisco, op. cit., p. X, 96.