Rassegna storica del Risorgimento
DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; MOTI 1848
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1926
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363
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Sui moto rivoluzionario napoletano del 15 maggio 14B 363
un popolo con scarsa coscienza pgìitfe non ancor maturo per quel regime, e con una Casa regnante come quella de' Borboni, aver ottenuta la Costituzione, la prima in Italia, era già molto, se non troppo. Gli è che rifermentava il lievito della rivoluzione del 1820, la quale aveva insegnato come1 jsì potesse violentemente to isoli quattro giorni abbattere le basi politiche del Regno; gli è che le parole di Pio IX avevano accese le teste, e che gli animi erano infiammati dall'aver Parigi fatta la rivoluzione; dall'essere insorte Firenze, Roma e Torino; dall'aver la Polonia rialzato il capo, e dall'essere l'Ungheria tutta in fiamme e la stessa Vienna in tumulto, il repubblicani però avrebbero dovuto riflettere che la riVoliizìone di Parigi, sostanzialmente diversa dalla nostra, poiché, sociale e non politica, si ebbe per" la testardaggine del Guizot, e quella di Vienna, perchè Metternich rifiutò le guarentigie costituzionali, e, che allorquando queste furono concesse dall'Imperatore, ogni moto cessò.
Si aggiunga che di quei giorni nelle acque di Napoli stazionava una flotta francese, da cui i rivoluzionari speravano aiuto, come molto fidavano nell'Inghilterra, che alla rivoluzione di Sicilia aveva fornito armi e munizioni; che biella Capitale erano convenuti, con propositi violenti, siciliani, calabresi è eilentani, e condannati politici di recente graziati, che aggiungevano esca al fuoco; che il governo, fosse debolezza 0 paura o spirito conciliativo, lasciava fare; che parte dell'esercito era in Lombardia; che i rivoluzionari credevano già preparato il paese, che aveva visto i latti di Penne e di Aquila, la spedizione de' fratelli Bandiera, la rivoluzione di Sicilia, Calabria e Salerno; che una parte della Guardia Nazionale era dalla loro e che speravano perfino che gli svizzeri, come appartenenti a una libera nazione, non avrebbero fatto fuoco!!! In quell'anno, che vide trionfi militari di popoli e vide principi in esilio, l'Europa era un vulcano: i più miti si esaltavano e le cose più assurde parevano possibili. Inoltrei. i primi successi abbagliarono i radicali, i quali miravano sempre più in là, e, come dice il Nisco, gridando contro le insufficienze delle ottenute libertà, ne chiedevano di nuove ed esagerate * fi), tanto che ci fu chi osò chiamare lo Statuto immorale e vergognosa versione di quello di Francia (2).
Con queste premesse, io penso che avremmo avuta sempre la rivoluzione, perchè le intemperanze de' radicali avrebbero messo il re nella necessità di opporre un reciso diniego a nuove concessioni, o ad-Idirittura di ritirare la Costituzione. Insomma, da una parte si mirava
(1) Nisco, op- cit.. II-80.
(2) Id., id., Il-fe.