Rassegna storica del Risorgimento

DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; MOTI 1848
anno <1926>   pagina <364>
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Oreste Conti
alla rivoluzione; dall'altra, cioè da quella del Re, non possiamo pronun­ziarci con certezza, perchè ci mancano elementi di fatto e non è facile fare il processo alle intenzioni. Ottenuta la libertà, dopo tanti anni di schiavitù, i liberali quasi non ci credevano e diffidavano e chiedevano sempre più. Il Poerio, quando fu nominato direttore di polizia, diceva agli amici: Rassicuratevi, che il mio primo sorvegliato è il re! . E allorché la rivoluzione andò fallita, attribuirono al re e ai reazionari anche le colpe imputabili a sé stessi. I governi tirannici sembrano più cattivi di quello che effettivamente siano, per cui siamo proclivi a dar loro la colpa di tutte le malefatte. Sol perchè uno è briccone, non gli si può attribuire la responsabilità di ogni furto e di ogni assassinio. In­somma, non si deve a priori e alla leggiera attribuire a Ferdinando anche le colpe e le responsabilità che spettano altrui. Con questo non intendiamo fare come alcuni storici liberali, i quali affannati dal desi­derio dell'imparzialità sono diventati parziali per il Re. Senza negare un fondo di vero alle lodi che si fecero de* primi anni del regno di Ferdinando, è bene non dimenticare che questi non era l'ideale de' re, tanto è vero che la parte più eletta del Regno, il fiore dell' ingeno e del cuore, gli era nemica. In diciassette anni, quanti ne corsero della sua ascensione al trono alla rivoluzione del 1848, vale a dire nel pe­riodo più pacifico che abbia avuto l'Europa, egli avrebbe potuto far ve-ramente il bene del suo popolo, introducendo sagge ed utili riforme e adattandosi allo spirito de' tempi. Ne fece ben poco. Si dice che raf­forzò e migliorò l'esercito, ma in parte era un esercito da parata, e ad ogni modo destinato a servire di puntello al trono, a combattere i fau­tori della libertà piuttosto che i nemici .esterni del Regno. Si dici che fece costruire la prima ferrrovia in Italia, ma, si noti, da Napoli a Ca­stellammare per la comodità della regale villeggiatura, e da Napoli alla fortezza di Capua, per la sicurezza del trono e delle famiglia; e del re­sto niente. In trenta anni i Borboni non ci lasciarono che 48 chilome­tri di rete ferroviaria; mentre in Toscana, in Piemonte e nel Lombardo Veneto, tutte le provincie erano congiunte alla Capitale da strade fer­rate. Dicono che qui ci fossero buone leggi, e tali erano difatti, e mi­gliori delle piemontesi, ma ce le avevano date, non i Borboni, bensì i Francesi, e, in ogni caso, non erano sempre applicate. Si è soliti attri­buire tutto all'Austria l'assolutismo de' Borboni, e in parte è giusto; ma non si considera che senza il gradimento e il compiacimento del Re, ciò non sarebbe stato possibile, perchè se c'era uno Stato che potesse veramente ridersene degli Asburgo,; ;era proprio il nostro. Il quale, all'opposto dei Piemonte, piccolo, stretto, chiuso tra monti, contenuto e