Rassegna storica del Risorgimento

DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; MOTI 1848
anno <1926>   pagina <368>
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Oreste Conti
I capi del moto erano repubblicani autentici e di antica fama: Mi-leti, Romeo, Giuseppe Ricciardi, Petruccelli, Zappetta, Musolino, Lupi-naèci; i quali, in buona fede ò no, erano coniyàoii che solo dalla demo­crazia dovesse l'Italia sperar salvezza. fè in questo senso il Ricciardi pubblicava a Parigi nel 1849 la sua Histoire de la Revolution d'Italie en 1848 . Les plus avancés , dice cotesto focoso repubblicano, me pressaient de diriger leurs projets ; e furon lui e il Mileti a proporre che il Parlamento si trasformasse in Comitato di Salute pubblica, che venis­sero chieste al Re le castella da affidarsi alla Guardia Nazionale; che la metà della Guardia Reale venisse inviata in Lombardia; e ciò, diceva lui, perchè la situazione era cambiata, perchè c'era diffidenza e ci vole­vano de' pegni. Fu lui, che, fallito il moto a Napoli, lo suscitò in Ca­labria, nel Cilento, in Basilicata, e voleva, al pari e alla rovescia di Ruffo nel 1799, mettersi alla testa de' rivoltosi a marciare sulla Capi­tale; la qual cosa, insieme con la rivoluzione di Sicilia, attenua la colpa del Re per il richiamo delle truppe dalla Lombardia e la sospensione della Costituzione; e dico attenua, in quanto Ferdinando avrebbe dovuto sì, strozzare l'anarchia, ma non soffocare la libertà.
C'erano ragioni politiche che rendessero allora indispensabile la ri­voluzione per abbattere la dinastia? Nessuna. Pensiamo, anzi, che il Borbone, bene p male, teneva avvinto in un lascio tutto il Reame; e, qualora egli avesse mantenuta la Costituzione, riparato a certi gravi errori, tenuto conto de' lumi e della forza morale di tante elette intelli­genze, avrebbe arrecato grande giovamento al paese e alla monarchia.
Del resto, se fu gran male che Ferdinando rritìrasse la Costituzione, fu gran bene che la rivoluzione non trionfasse, perché essa avrebbe la­sciato un vuoto incolmabile, il caos, la guerra civile. Il Borbone ci con­servò la tradizione monarchica, l'unità della monarchia, che poi potè fondersi col resto d'Italia nel I86OJ; la qual cosa non sarebbe avvenuta
0 non cosi facilmente se la rivoluzione avesse trionfato nel quarantotto. Ci furono cause sociali? Nessuna. Qui niente traffici, niente industrie, nessuno di quei principi socialistici che spinsero Parigi alla rivoluzione. Colà si trattava di viver bene, da noi si trattava di vita, là ci erano agitatori sociali, qua politici. Da noi avvenne quello che era avvenuto in Piemonte; ma là le teste erano più capaci di riflessione, il Re buono e illuminato; c'era il Balbo, e il Cavour faceva le sue prime armi nel gior­nale 4 II Risorgimento , spianando la via al governo; sicché tutti fini­rono coli'avvicinarsi a Carlo Alberto. Il quale, pur destando sospetti per
1 fatti del 1821, che gli avevano alienata gran parte della cittadinanza e per aver egli firmata nel 1824 a Parigi, come erede della corona di