Rassegna storica del Risorgimento

DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; MOTI 1848
anno <1926>   pagina <370>
immagine non disponibile

370'
Oreste Conti
rosi dovettero essere tali, che, a malgrado delle infamie commesse dagli Svizzeri, il Casanova dolorosamente confessa che i napoletani Eh mno salvi per questi; se no , ei dice, m Hi sa dove saremmo andati a parare col governo provvisorio .
Spaventa aveva un; bel dire ai 21 giugno nel n. 58 del suo Na­zionale;;: Ponderati i fatti., rivocate tutte le circostanze, è divenuta coscienza pubblica la sentenza che tutto fosse preordinato, e che quanto avvenne dovesse ad ogni costo avvenire',! perocché, laddove i- segreti agenti non fossero riusciti a muovere taluni incauti giovani ad innal-K zare le barricate, un'altra prezzolata provocazione avrebbe prodotto i medesimi effetti . Insomma lo Spaventa non esitava ad asserire che il Re, per mezzo della polizia 0 .del partite borbonico avrebbe soffiato nel fuoco e fatto largo uso di agenti provocatori. Ora ciò non è del tutto conforme a verità: non ne parlano neanche i più scamiciati rivoluzionari nel 1848. Due scrittori, di opposta-fede politica,, repubblicano l'uno e borbonico l'altro, Giuseppe Ricciardi e Giovanni Cagatiti, dicono en­trambi che le truppe, per calcolo o per timore, si ritirarono. E il Rossi: Dietro proposta di Gabriele Pepe il quale assicurò il Re che la Guardia Nazionale avrebbe disfatte le baaericate, la truppa si ritirò . E il Nissan É 3Lanza supplicò Ferdinando M. far ritirare le truppe. N'ebbe a risposta che tosto il farebbe quando jsi fosse cominciato a togliere le sbarrature delle strade a fine di non avvilire la milizia con mostrare dì cedere innanzi al popolo. L'osservazione fu trovata giusta S'ÌFÌ
Anzi 'I Ricciardi e il Nisco ammettono quello che gli altri tac­ciono o ignorano: vale a dire che la truupa agi da sé , perchè stanca di mordere il frenò da tre mesi , come* dice il primo i a detta del Nisco, per subitaneo impeto portò le armi al braccio .
Un gran merito del Re sarebbe stato di far quello che gli consi­gliava; .Il Mancini nel suo Progresso , quello che a voce gli 'à?pvMó suggerito Guglielmo Pepe e Statella; mettersi egli stesso alla testa del movimento rivoluzionario, guidando l'esercito contro l'Austria, e non già fare il giuoco de' radicali col lasciare ad essi la gloria di propugnala la libertà e l'indipendenza d'Italia. Si isafebbe così posto;freno ai peri­coli interni più che con ogni apparato di forze. Ma poteva il legitti­mista nato, il figlio di una Gasa quasi vssajk dell'Austria, il devoto. marito di Maria Teresa pigliare una cosi eroica risoluzione?
Altra deficienza del Re e del nostro paese fu il non aver egli vo-
(Jfc) Nisco, Op.'dt., I, 218.