Rassegna storica del Risorgimento
DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; MOTI 1848
anno
<
1926
>
pagina
<
371
>
Sul moto rivoluzionario napoletano del 15 maggio 1848 371
luto, o potu- mettere alla testa Kfel Governo un uomo forte, energico, che ispirasse fiducia ai liberali e ad un tempo argikàsse le follie demagogiche. Quest'uomo avrebbe dovuto essere a preferenza un ntfliÉare-l qualcosa come Guglielmo Pepe, se però questi avesse avuto le qualità che non ebbe, e se il Re non avesse avuto poca stima di lui per gli spropositi militala gii 1821: onde si limite a mandarlo in Lombardia, e scetticamente, non senza ricordare al proposito la frittata di ventisette anni innanzi. Ferdinando doveva mostrare prima quel rigore e quel vigore che sfoggiò dopo il r5 maggio. Né si può convenire del tutto col Fortunato che quel giorno giungesse pel Re impreveduto *, perchè, quelle dimostrazioni coordinate e metodiche, quelle rivolte successive e progressive avevano il fine riposto di preparare Vanimo dei napoletani alla rivoluzione. In tempi normali sarebbero state da considerare propositi e sforzi insani di pochi, ma con la penisola e l'Europa tutta in sussulto non M voleva molto a capire che si sarebbe arrivato all'inevitabile. Il vero: è ch'egli non ebbe il coraggio di reprimere violentemente il moto sul nascere, come l'estremo caso richiedeva: fu morbido, forse per prender tempo in attesa degli avvenimenti di Lombardia, quando occorreva essere rigorosi, E del resto gli stessi Ministeri liberali che egli aveva pur nominati non seppero mosiÉraaje'.quel- rigore verso la piazza che E cilitadiini migliori e più savii avrebbero bramato, come ci dimostrano gli sdegni del Settembrini contro le debolezze e il dottrinarismo liberalesco de' governanti.
Come il Casanova, nelle lettere dianzi ricordate, Gabriele Pepe, in una lettera a cui tra poco verremo, esclude .che la Guardia Nazionale fosse la vera responsabile de' fatti' del 15 maggio; anzi il Casanova chiama i Nazionali eroi, veri eròi; perchè combatterono fino all'ultima cartuccia .in difesa della loro divisa già impegnata, e non degli anarchici: :*;. e il Pepe ammette solo che qualdié centinaio di giovanotti, più esaltati de' compagni., trascorressero ad eccessi, e non altro. Sentiamo che cosa dicono della Guardia Nazionale altri contemporanei.
Il Settembrini dice: La Guardia Nazionale non fu né ordinata né istruita. Chiunque avesse fatto scrivere il suo nome ne' registri, si metteva una piastra di ottone al cappello, e senz'altro era guardia nazionale. Ogni tristo, ogni spia, ogni più feccioso uomo prendeva il fucile ed era guardia nazionale *. usuile barricate dice che c'era molta gente, tuM armati e chi in divisa di guardia nazionale . E il borbonico Pagano: La Guardia Nazionale apriva le sue file ad una genia di uomini per nascita, età e forme varie, per tendenze concitatrici quasi