Rassegna storica del Risorgimento

DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; MOTI 1848
anno <1926>   pagina <377>
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Siw moto rivoluzionario napoletano*del 15 maggio 184.8 377
leale nemico, a viso aperto, forse o senza forse, nello intenderci per le vie dell'onore, avria fatto sperimento che nel braccio di colui ch'egli qualificava un dilombato simulacro d'uomo, v'ha tuttora, nulla ostante i suoi tredici lustri, qualche reliquia- di muscolare vigoria
Non impari intanto alla generosa cortesia meco usata vanno nel mio Aristarco la veridicità storica e la rettitudine del criterio. Genera­lissimo della milizia cittadina era il principe Pignatelli Strangoli, né altro grado vi tenevo io che sol quello di Capo dello Stato Maggiore. Un cotal generalato inoltre di cui per indisposizione del prelato Te­nente Generale tenni le veci durante la prima metà di maggio, non che na comprendere tutta la Guardia Nazionale del Reame, comprendeva per l'opposto quella soltanto della Capitale. In qual modo adunque questo mio semi-mensile vicariato generalizie, la cui azione non oltrepassava i limiti del contado di Napoli aver poteva efficacia funesta per la na­zione? Ne meno antilogica fulge la sentenza ove essa s'intende nel senso che il conquasso del 15 maggio, avvenuto per la mia inerzia ed ina­zione, riuscì feralissimo alla nazione; imperocché comunque il mio cri­tico calunniosamente tacer lo volle, non per questo ebbi meno in tesò? monio la intera via di Toledo, che io fui tutt'altro che inerte in quella notte ed in quel dì d'indelebile memoria,
Di vantaggio il mio Zoilo, impotente forse a gettare in carta con­cetti propri ed originali, va razzolando e ripescando vecchie favolucee e baie da femminucce. Così dico, perchè il gentile donativo del mio morbo Cerebrale è un antico regalo fattomi da un Generale, stato Ministro qui in Napoli nel 1820, il quale non perdonandomi probabilmente ra'Géusà de'. Ministri da me fatta l'8 dicembre di quell'anno, volle in un'apologia di non so quali colpe da lui pubblicata in Londra il 1822, péntre io stavo sotto l'austriaco artiglio confinato al di là del Carpazio, purgar­sene ascrivendole a mie calunnie ed imposture da me fantasticate in quel­l'alienazione mentale, cui, al suo dire, io soggiacevo infermo per grave ferita ricevuta sulla testa. Al quale generale posso ora, stante il tempo trascorso e le comuni sventure lunghissime, che esser deggiono per gli animi generosi acqua idi Lete risguardo alle offese personali, e stante pure la mia indole ognora aborrente a rendere pan per focaccia nelle azioni Hlaudevoli; posso, ripeto, dir senza tema 0 sospetto di vile di­niego, che nel 1821 avevo troppo guai propri, ed egli il sa, perchè io mai pensassi o pensar potessi ad aggravare i suoi. Tornando intanto all'ipercritico censore, cut rispondo, gli dirò che il grave colpo d'arme bianca, onde porto profondamente solcato il cranio, io lo toccai nel 1815. Ciò premesso, in qual mai modo vanno od andar possono loicamente;