Rassegna storica del Risorgimento
DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; MOTI 1848
anno
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1926
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pagina
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381
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Sul moto rivoluzionario napoletano del if maggio 1S4S 381
partenza dell'imperiate Ambasciatore, La storiai torno a dire, chiarirà un dì quest'orrendo mistero. Certissimo è per ora il fatto che il gran subisso scoppiò per mano degli anzidetti provinciali. Scoppiò... e per me alle già patite 24 ore di vigilia e digiuno, stante la permanente seduta preparatoria de' deputati, seguirono altrettante d'inedia, veglia e fatica travagliosissima, in cui non so intendere donde traessi nella mia età sessagenaria le forze occorrenti a reggermi in pieni e sempre in moto, accorrendo quattro volle alla Reggia per far referto al Re degli eventi e riceverne gli ordini; a casa Troya per dire a' ministri sedenti ivi in consiglio permanente che non lanciassero le regie truppe ad attaccare assalto e zuffa, all'uopo di evitar l'effusione del primo sangue civile, potentissimo magnete ancora di sangue ulteriore; a cadauna barricata supplicando e scongiurando a disfarle dimostrando l'insania e l'impossibilità di sostenerle per la pochezza delle munizioni, che ognuno aveva, bastevoli appena a mezz'ora di tiri... e sempre non solo invano, ma ovunque sotto le ingiurie e minacce coi moschetti su di me tesi ed iincoccati !... Che non era meco allora il mio Aristarco per iseorgere sotto rischi e cimenti questo che egli disse dilombato simulacro d'uomo!... Ma Dio sa in qual sotterrano erasi egli rintanato!... A finirla intanto senza più... quasi che io fossi nato coll'avverso destino di essere
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Spiacente a Dio ed a' nemici suoi,
chiusi quel mio aspro episodio di travagli e pericoli coll'essere dagli Elvezi pria svaligiato di tutto il mio piccolo peculio ed arredo, e poscia cacciato in prigione, donde dopo tre giorni non altrimenti fummi restituita la libertà della persona che digradato alla terza classe!
E queste, signor Compilatore, furon sinora le mie poche azioni nell'attuale mia ricomparsa sulla scena pubblica. Giudicherà ella se furono opre d'uomo scemo di senno ed affralito. In quanto a me non di altro sono a pregarla che della giustizia di aprir le pagine del suo Giornale alla difesa come aprille all'offesa, e mi creda ecc.
GABRIELE PEPE
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Dopo codesta lettera, dopo tutto quello che s'è detto precedentemente, non si può disconvenire che il Pepe non poteva assolutamente riuscire nel compito affidatogli. Ei si trovava fra due fuochi; da un lato il Re, che forte e sicuro del suoi Svizzeri, non intendeva recedere d'un passo; dall'altra, i rivoluzionarii, che, non fidando nella parola del Re