Rassegna storica del Risorgimento

DESTRA STORICA ; SINISTRA
anno <1926>   pagina <444>
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Atdo Ferme
questione roman per ;, se altre ragioni non intervenivano a darla come arma in mano agli steasieri, erjaLdi apparenza che di sostanza: i Cattolici dell'Europa infatti, nella loro maggioranza, dopoché la con­dotta ostinata e virulenta del Papa aveva intiepidito la loro sim­patia, si dimostravano sempre più inclini a distinguere la Chiesa dal Potere temporale; mentre la continua ostilità del Papa contro il Governo italiano stava a provare al mondo intero la sua libertà e l'onestà con cui l'Italia manteneva 1 suoi impegni. E nella Francia stessa il Presi­dente Thiers, già avverso all' unità italiana per gelosia di Francese, do-dopochè l'unità germanica aveva portato nel giuoco politico il peso di un altro grande Stato, si dichiarava ora non sfavorevole per la preoccu­pazione dell'equilibrio: in ogni caso, anche se nella vicina Repubblica fosse arrivato al potere gOiè alcuni temevano, il partito legittimista che non nascondeva le sue simpatie papaline, l'amicizia naturale colla Ger­mania e un esercito anche di numero non strabocchevole avrebbero te­nuto a posto T irrequieta sorella latina.
il problema nazionale era interno più che estero: riguardava non desistenza ma il funzionamento del novello Stato, che doveva essere or­ganizzato amministrativamente ed economicamente. Qualcosa già si era fatto, prendendoli mezzo più spiccio, che era quello di estendere finché si poteva alla rimanente Italia il sistema del Piemonte; ma rimaneva da completarsi l'unità legislativa, si doveva rifondere l'esercito, bisognava ricreare con idee unitarie i servizi pubblici, era necessario garentire la sicurezza pubblica complicata per postumi di questioni polìtiche. C'era da mettere in valore le forze e da rimediare alle manchevolezze econo­miche del Paese, considerato ancora secondo il clichè retorico come na­salmente, jeieeo, mentre è naturalmente povero.
Politicamente, coi suoi 27 milioni di abitanti, 137 mila impiegati e 148 mila preti, l'Italia, più che sesto fra i grandi Stoti europei, si tro­vava ad essere in una posizione intermedia fra le grandi e le piccole Po­tenze. Economicamente era povera per la scarsità del terreno coltivabile (.60.000 Kma di pianura èontro 100.000 di colline e 100.000 di mon­tagne), per 11 troppo".sole e la poca acqua che condannavano l'Italia del sud-alla sterilità, per la mancanza del ferro e del carbone, per la poca navigabilità dei fiumi e la scarsezza dei porti pur nella lunghis­sima costa, per la malaria e la pellagra che ne desolavano qua e là larghe zone. Poche erano e maltenute le strade, scarse le ferrovie; non c'era credito, non sbocchi commerciali;, l'analfabetismo arrivava alla cifra paurosa del 7,0ptf l'inferiorità geografica e sociale del Mezzogiorno era stata esacerbata dall'estensione al Sud del sistema tributario del Nord.