Rassegna storica del Risorgimento

DESTRA STORICA ; SINISTRA
anno <1926>   pagina <452>
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Aldo Ferrari
dai suoi predecessori e sopratutto da Sella, il pareggio raggiunto e un avanzo di 20 milioni sul bilancio del 1876, sebbene non fosse buona come la situazione finanziaria la situazione economica del Paese, dove perdurava il corso forzoso.
Anche nel problema militare ei continuò la politica dèi predeces­sori, conservando al Ministero della Guerra, il tenace e laborioso Ri­cotti, che lo risolse meglio che si poteva, date le condizioni finanziarie. Il Ricotti fu veramente il creatore dell'esercito italiano modeniQ (press'a poco quello che iniziò la guerra del 1915-1918: 300.000 uomini di ia linea, 200.000 in servizio permanente, tre categorie, distretti, scuole, milizie alpine) estendendo il servizio militare a tutti gli uomini validi, secondo il recente esempio della Prussia. Non era molto, ma per l'Italia bastava. E così il Minghetti continuò la riforma della marina militare, dove il S. Bon, coll'approvazione di un uomo del mestiere come era Garibaldi, vendeva le navi antiquate a vela per costruire delle grandi corazzate a vapore.
Indirizzo un po' diverso venne invece dato alla politica èstera, che fin qui era stata indecisa, più per le condizioni dell'equilibrio interna­zionale che per deficenza di uomini. Nominato Presidente in Francia, dopo le dimissioni di Thiers ormai rassegnato all'unità d'Italia, il Mac-Mahon che pareva annunciare un imminente trionfo del legittimismo borbonico accanito sostenitore del potere temporale; il Minghetti voltò decisamente la fin qui oscillante politica italiana verso la Germania e l'Austria. Però il successo non fu che mezzo: poiché egli non potè ot­tenere a Roma la restituzione della visita che Vittorio Emanuele II aveva fatto a Vienna e a Berlino; e nella questione Lamarmora-Bismark, per placare il suscettibile Cancelliere, fu costretto in Parlamento a dichiarare inesistenti dei fatti veri/
Neil' insieme il Gabinetto si reggeva, per quanto la maggioranza, non raccolta in un vero e proprio partito, fosse instabile. Ma quando il Minghetti e il suo Ministro dei Lavori Pubblici S. Spaventa, invece di sedersi sopra il pareggio, come efficacemente consigliava il buon senso del Re, proposero l'esercizio di Stato delle ferrovie il che, se era consentaneo al programma autoritario dello Spaventa, era contra-dittorio all'antico liberismo del Minghetti la Destra si divise. Il gruppo toscano, risolutamente contrario a quel progetto e forse indi­spettito dei ritardi governativi a indennizzare Firenze delle spese sop­portate in qualità di capitale, insieme con parte del Centro diffidente di quell'esperimento troppo precipitato, passò all'opposizione, riunendo