Rassegna storica del Risorgimento

"ANTOLOGIA"; VIEUSSEUX GIOVAN PIETRO
anno <1926>   pagina <460>
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Varietà di pagine sparse
noscere, almeno in parte, come giusta la ragione addotta dal VIeusseux di non aver mai pubblicato nulla senza l'approvazione della censura; e dover quindi ammettere la propria responsabilità nell'aver tollerato le tendenze liberali dell'Antologia. Chiamato avanti a un Tribunale, il Governo, a costo di perder la lite, non avrebbe, per giustificarsi, contestato l'intimazione dell'Austria ma le colpe del Vieusseux; né della possibilità di difendersi palesando l'intervento Raniero il Con­siglio avrebbe fatto parola nel suo parere.
Esclusi i documenti ufficiali, distrutti o inai esistiti,. =si pensa che l'intimazione del ministro austriaco sia stata verbale; e di ciò si addu­cono come prova vari indizi. Uno sarebbe il bando dai suoi Stati pro­nunziato dall'Austria nel 1847 contro La Fenice,, appena ne fu pubbli­cato il manifesto. Se non che altro è comandare in casa propria, altro in casa trui. La proibizione della Èrpice non era cosa nuova, essendo già stati proibiti alcuni fascicoli àzY Antologia. Un indizio, se mai, sa­rebbe stato il bando del fascicolo novembre-dicembre 1832; ma questo, ce ne assicura il Tommaseo, non fu proibito.
Altro indizio parve il procedimento illegale J> nella soppressione della rivista.: un semplice ordine sovrano non preceduto dal parere del Consiglio. E non comprendo perchè il granduca, in un caso sì evidente, non potesse far di meno degli altrui pareri, affermando il suo convinci­mento e la sua volontà con un motuproprio.
Si è poi addotto come prova dell' intimazione austriaca il reclamo del i febbraio: post hoc, ergo propter hoc. È il sofisma su cui princi­palmente si fonda anche la tradizione popolare.
E infine si è pensato alla soggezione in cui eran tenuti dall'Au­stria gli Stati italiani. Or tale soggezione non può invocarsi come prova, poiché essa appunto sarebbe provata dall'accertamento dell'intervento austriaco nella soppressione deli1Antologia. V'è del restò ehi asserisce che il governo toscano e specialmente i ministri Neri Corsini e Vit­torio Fossornbroni si mantennero: in << lungo e laborioso contrasto con­tro la maligna e gelosa oculatezza degli agenti imperiali (1).. Ed è da credere che, se la Toscana fosse stata vincolata all'Austria quanto si vuol supporre, la rivista fiorentina sarebbe stata senz'altro soppressa dopo il primo reclamo.
Scrisse il Tommaseo che i ministri di Toscana e il granduca stesso a-vessero più in uggia Russia e Austria, che li sforzavano a disdirsi e rinnegare
(1) NICOMBDB BIANCHI, Storia documentata della diplomarla europea in Italia dal 1814. al JSÓI, Torino, Un. tip. ed., 18 voi. IV, pp. 14 sgg.
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