Rassegna storica del Risorgimento

METTERNICH - WINNEBURG KLEMENS
anno <1926>   pagina <467>
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Varietà di pagine sparse 467
Soltanto nello Stata Pontificio pochi uomini fecero un tentativo armato, sperando forse che anche una piccola sommossa potesse essere la scintilla capace di sollevare in armi tutta l'Italia. Qualche giorno pre­cedente a quello fissato per la sollevazione, i Capi del Comitato Libe­rale di Bologna erano usciti dallo Stato Pontificio, o invitati dai Presidi delle stesse Provincie, o lasciati partire dalla poco severa polizia pon= tifi eia.
Tra i numerosi sottocapi disseminati nelle campagne dirigevano i lavori di propaganda a Calderino i fratelli Pasquale e Saverio Muratori, i quali, sènza aspettare gli ordini diretti del Comitato di Bologna, anzi ignorando forse la partenza dei suoi capi, con pochi uomini, che ave­vano radunato, entrarono armati il 15 giugno 1843 In Savigno e fe­cero prigioniero il capitano di una colonna di carabinieri pontifici. Ma le truppe svizzere li misero in fuga: i capi della banda, i due fratelli Muratori, riuscirono a fuggire e attravarso la Toscana a raggiungere la Corsica. Qualche altro, fra cui Luigi Giugni, tentarono, circa due mesi dopo un colpo su Imola, dlie; come il precedente, fallì; i condannati a morte non furono molti e, in ogni modo, erano già tutti in precedenza imputati di delitti comuni. Ma questi tentativi isolati, queste rivolte ait5-mate di pochi, a cui con lo spirito passivamente partecipava tutto Mt popolo, anche quello della Campagna, dava seriamente da pensare al Governo Pontificio. E non soltanto la Corte di Roma ma anche tutti gli altri Governi d'Italia e di Europa erano spaventati per i progressi che il liberalismo rapidamente faceva. Cercavano è vero d'illudersi gli uni con gli altri, ma non avevano fiducia alcuna di poter tornare al-rassolutismo; e quando gli uomini di Stato non hanno più fiducia nel sistema di governo al quale appartengono, il governo non è certo de­stinato ad avere lunga vita; pei brevi moti del 1843 il Governo Ponti­ficio non volle ricorrere, come altre volte aveva fatto, a potenze stra­niere; il Cardinale Segretario di Stato agli Esteri Luigi Lambruschini sopratutto non voleva che l'Austria intervenisse a fare da padrona nello stato del Pontefice e voleva sempre poter dichiarare e dimostrare all'I­talia e all'Europa tutta che il Governo, patefà? di sua Santità non dava luogo a nessun malcontento: presso ogni singolo Governo il cardinale Lambruschini rappresentava la parte dell'uomo tranquillo, per nulla turbato dai disegni di pochi medìntenzìonati..
lì Principe di Mettermeli, unico forse fra tutti gli uomini di Stato d'allora, vedeva molto chiara la situazione : dall'esame di un lungo rap­porto che il Nunzio di Vienna invia il 5 novembre al cardinale Lam­bruschini le cose verranno meglio chiarite!