Rassegna storica del Risorgimento

METTERNICH - WINNEBURG KLEMENS
anno <1926>   pagina <469>
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Varietà di pagine sparse 469
verno Pontificio egli non si fidava troppo: faceva un'eccezione per il Segretario di Stato e pel Pontefice, non volendo forse polemiche, ma dubito molto che egli fosse sincero quando affermava che era sicuro soltanto del Papa e del Cardinale Lambruschini; infatti, se fossero stati amici leali all'Austria e questa a loro, non avrebbero costantemente im­pedito al Cardinale Preside della Provincia di Bologna, Pietro Spinola, nella quale era avvenuto il tentativo armato di Savigno, di chiedere l'intervento che il Cardinale tanto sospirava, e l'Austria, a sua volta, non avrebbe preteso la richiesta ufficiale; a Mettermeli e Lambruschini non poteva sfuggire questa tattica.
Inoltre, dice sempre Mettermeli, l'Austria venne -più di una volta accusata di volere assumere una diretta supremazia in Italia, mediante una Lega o Unione doganale: ne interpellò in proposito il Governo Sardo, il quale anche questa volta rispose con un rifiuto; benché i do­cumenti intorno a ciò esistessero all'Archìvio delia Segreteria degli Af­fari Esteri di Torino, Mettermeli osò sconfessare tutto apertamente, chia­mando a testimonio il ministro di Sardegna, il quale, preso alla sprov­vista non seppe che rispondere.
La fiducia che gì' Italiani concedevano alla Francia e non all'Au­stria il Gr. Cancelliere, la spiegava col fatto che la razza italiana era affine alla francese e perciò le accordava tanta simpatia, benché in realtà non ne ricevesse alcun vantaggio. Roma poi aveva liducia in un grande progresso religioso francese e perciò a quel paese principalmente ora si rivolgeva. Il Nunzio pontificio rispondeva al principe di Metternich che l'Italia e il Governo pontificio soprattutto non eran nemici dell'Au­stria, ma certo non potevano dare essi i fatti che potevano dimostrare l'amicizia reciproca: invece il governo austriaco spontaneamente do­veva agire per proteggerli dai disordini che lo mirtacciavavo. Anche il Nunzio però sapeva che questa risposta che egli dava con la mag­gior calma possibile non era interamente sincera, giacché non'desi­derava che l'Austria sorgesse ancora a far da padrona nello Stato del pontefice. Il lungo rapporto del Nunzio getta molta luce nei rap­porti diplomatici che correvano tra la Santa Sede e il Governo d'Au­stria; mostra quanto quest* ultima si considerasse sempre la iutrice del­l'Italia, ma non desiderasse il riconoscimento ufficiale di ciò da parte della Francia e delle Corti italiane; il Governo Pontificio, pur ricono­scendo questa supremazia, non si dimostrava eccessivamente ossequiente al Gabinetto Austriaco, E il Nunzio si permetteva osservazioni acute che forse non si sarebbe permesso nel 1831. Gli altri governi, gelosi dell'Austria e desiderosi di allontanare la sua influenza dall' Italia, favo