Rassegna storica del Risorgimento

SEISMIT DODA FEDERICO ; SEISMIT DODA LUIGI
anno <1926>   pagina <477>
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Varietà di pagine scarse 477
Alcune lettere di Federico e Luigi Seismit Doda nei '48-49.
(MARIA ELENA CASELLA); -M Credo interessante pubblicare queste let­tere inedite di Federico è Luigi Seismit Doda, i due fratelli dalmati i quali consacrarono la vita alla patria italiana, e divennero l'uno mini­stro e l'altro generale del Regno.
Le quattro lettere sono conservate tra le carte di Manin, nella rac­colta del Museo Correr a Venezia, e portano rispettivamente i numeri 4I:"S: 2837, 23à 2974; ne devo la trascrizione alla premurosa genti­lezza della dottoressa Gogola, pronipote dei Doda.
Com'è notes i due Dalmati ebbero parte cospicua nei combattimenti del Veneto. Federico essendo anche stato segretario della Commissione Militare che rese così segnalati servigi nel riorganizzare la difesa di Ve­nezia nel '49.
La seconda lettera, di Federico, specialmente notevole lo stile concitato, le aggiunte a tergo del foglio, in margine, sulla busta, l'an­goscia, lo sdegno, sono un'eco fedele dei gravi momenti in cui fu scritta, e specchiano il fuoco, l'amore italiano dello scrivente, il quale doveva testimoniare della italianità dalmata non solo nell'assedio di Venezia, ove comandò una compagnia di Dalmati, ma nell'assedio di Roma, ma nell'esilio, ma esempio d'indomata costanza in tutta la sua vita politica, che si chiuse con la revoca di ministro dovuta al suo irreden­tismo insopprimibile.
I nomi ricordati nella lettera non abbisognano di commento; è nota l'atmosfera di ostilità e di sospetti che circondava il capo del contin­gente pontificio Durando, specialmente dopo l'allocuzione papale del 29 aprile rinnegante l'Italia, né voleva l'eroica Vicenza accettare la resa da lui dichiarata militarmente inevitabile, ed infatti rarissimo, forse unico, esempio nella storia la bandiera bianca fu crivellata dalle palle degli stessi cittadini esposti all'ira nemica, ma assetati di sacrifici per la libertà.
II ricordato Pio deve essere Vincenzo Pio, esule antico e milite nella Legione Nazionale Italiana di Giacomo Antonini; Fama è probabilmente l'aiutante di campo del generale Antonini, cui dobbiamo varie notiziesuiraw, delquale, or sono molti anni, Gabriele Fan-toni narrava la storia singolare, braccio gloriosamente perduto dal ge­nerale all'Olmo, il 21 maggio 1848, mentre incitava i suoi all'assalto nella mischia cui prese parte anche Seismit Doda.
In quanto al cattivò nome delle Legione Galateo, esso è ingiù-