Rassegna storica del Risorgimento

TOSCANA
anno <1926>   pagina <486>
immagine non disponibile

Varietà di paginèsparse
l'esperimento, che quanti temono perdite o danno, quanti hanno pudore o co­scienza non altra resistenza valgono per ora ad apporre, tranne quella di un'i­nerzia fatale.
Quesito j. Si va adesso ad esaminare come si richiede se la maggio­rità sia, come finora si è creduto, affezionata al restaurato regime monarchico costituzionale in cui attualmente viviamo, e se possa su questa validamente appoggiarsi il Governo, sia per comprimere i desiderosi di novità.,, sia per con­sultare l'opinione delle popolazióni al momento di adunare le Assemblee legi­slative . Il fin qui detto conduce ad inferire che la gran maggioranza della parte pensante della popolazione è di principi costituzionali, che quindi, quando verrà stagione he nel Paese nostro; nn tal regime possa essere con sicurezza in tutta la sua pienezza attuato, e parificata in questo la Toscana al Piemonte, anche il partito cosi detto albertista, non più divagato dalla incertezza del presente, si rannoderà al Governò .nostro sinceramente; Ma oggi sono tempi di sospensione e d'incertezza, in cui mal vorrebbe misurarsi e, peggio, ponderarsi, un partito; oggi, come bene ha detto il Delegato di San Leopoldo, la questione è di tempo e di opportunità, e questi non son venuti, conviene attenderli. La fiducia (non l'influenza come dice il Delegato stesso) che il Governo saprà procurarsi, può avvicinarli, il consolidamento interiore ed esteriore delle condizioni poli­tiche lo può anche più, ma la dolorosa esperienza del passato, questa sospen­sione degli animi, tanta disgregazione di volontà e di azione non mi permet­tono di dire che sia da far fondamento sulla maggioranza.
Quesito 6. Replicando in fine al 6 quesito diretto .a conoscere se in que­sto compartimento vi sia una qualche minorità, che, disgustata dai passati di­sordini, tenta a distruggere tutto il passato e richiamar le cose in quel piede e forse anche più strettamente di quello che non fossero avanti il 1846, dirò che qui, come altrove, ma qui più che altrove, impercettibile esiste una mino­rità che potrebbe aspirare agli ordinamenti precedenti al 1846. Qui, men che altrove possente per senno e per mano, non sarebbe mai tale da creare imba­razzo al Governo, e le basterebbe, come egregiamente avverte il Delegato di S. Leopoldo, saper tanto forte il Governo da fare gli altri contenti delle ago­gnate garanzie costituzionali, e loro sicuri dalle discordie sociali, e dai perigli che tanto funestarono non ha guari il paese nostro. Non credo che la pena capi­tale (a parte ogni altra considerazione onde è stata universalmente proscritta), abbia la efficacia che si pensano coloro, cui accenna il Capo commesso di vi­gilanza, e ini penso poi che molto meno l'avrebbe nei reati politici, perchè non ho dimenticato, come sembrano averlo costoro, con quanta frequenza e facilità il lampo della scure del carnefice siasi mutato per gli estinti in aureola di glo­ria e di martirio. Ed inopportuni egualmente mi sembrano i suggerimenti che mirano a mezzi educativi qui dov'è questione di conservazione per il momento, non di migliorie per l'avvenire. E ripensando alla piccolezza dello Stato nostro ed alla conseguente necessità di atteggiarsi all' unisono con i contermini Stati,
486