Rassegna storica del Risorgimento

TOSCANA
anno <1926>   pagina <488>
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vette incontrare l'approvazione superiore. Anche a Firenze si era per­suasi e convìnti die i principi monarchici costituzionali godevano BUT cora della simpatia della parte più eletta e anche più numerosa della popolazione cittadina e che dovevano perciò essere ripristinati, quando si fossero presentate le condizioni più favorevoli. Si deve aggiungere che lo Statuto non era stato abolito, che nell'ottobre era stato diramato un ordine ministeriale relativo alla riforma e alla rettificazione delle liste elettorali e che-ìi Ministri avevano emanato vari decreti sopra ma­terie diverse, ma sempre a titolo provvisorio e sotto la riserva dell'ap­provazione delle assemblee legislative (i).
Solo più tardi le difficoltà d'ordine finanziario, le intese fra le Corti reazionarie italiane promosse dal Gabinetto di Vienna, le agitazioni dei partiti d'opposizione persuasero il Governo toscano ad abolire ogni fran­chigia costituzionale (6 maggio 1852) (2). Allora, contro la maggio­ranza favorevole al ripristino degli ordinamenti liberali, ebbe il suo trionfo quella minoranza impercettibile che amava ritornare ai vec­chi sistemi di governo cari al Duca di Modena e al Re delle Due Sicilie.
(1) Cfr. C. BALDASSKRONI, Leopoldo II, granduca di Toscana e i suoi tetnpi, Firenze, Tip. all'insegna di S. Antonino, 1871, pp. 396-397.
(2) AGOSTINO GORI, // Risorgimento Italiano, (1849-1860), Milano, Casa ed. dott. F. Vallardi, s. a., pp. 57 e sgg.