Rassegna storica del Risorgimento
TOSCANA
anno
<
1926
>
pagina
<
492
>
492
Recensioni
mo periodo, possono reggerne iJ confronto. Nessun lato della figura e dell'azione dell'Oberdan rimane più nell'ombra e attènde più di essere illuminato e chiarito e il libro presenta tutti i caratteri di un'opera; sàeura, compiuta, definitiva. .
Nei primi capitoli, brevi ma sostanziosi, il Salata tratta cronologicamente della vita dell'Oberdan, dei primi studi, della formazione della sua coscienza d'italiano, della sua diserzione, meglio della sua fuga da Trieste per non vestire la odiosa divisa del soldato austriaco alla vigilia dell'occupazione della Bosnia Erzegovina, e della sua venuta a Roma. Fino a questo punto I'ope-a conserva carattere quasi strettamente biografico, ma in seguito si allarga grandemente e comprende vari capitoli nei quali vengono riferite e tratteggiate le vicende della emigrazione politica e del movimento irredentista. Numerosi erano in quegli anni i triestini, gli istriani e i trentini che vivevano nelle maggiori città italiane, e particolarmente a Roma, e quivi sopratutto, sotto la guida di Aurelio Sai mona, non lasciarono passare occasione per agitare e promuovere la causa della loro terra. L'Oberdan si trovò sempre fra i primi e, sebbene giovanissimo, esercitò un grande ascendente sovra i compagni di emigrazione.
Ma le speranze degli irredenti dovevano presto tramontare: nell'anno stesso in cui moriva Garibaldi, il Governo italiano stringeva alleanza con l'Austria e la Germania, e appena, si può dirfY. la Triplice era stata conclusa, che cominciarono a Trieste le provocazioni austriache. Nella ricorrenza del quinto centenario della cosidetta dedizione della città fu preparata una esposizione e furono 'li-sposti vari festeggiamenti che avrebbero dovuto significare, nella mente dei promotori, la fedeltà e la devozione dei cittadini verso la persona dell'Imperatore. Non si fece attendere la reazione degli emigra LÌ edei patriot ti italiani aderenti al partito d'azione: si stamparono e si diffusero largamente scritti clandestini di protesta, si organizzarono dimostrazioni, si ebbero incidenti gravi, ed anche con attentato, il 2 agosto, con lo scoppio di una bomba a Trieste, di cui, per altro, non si conobbero mai gli autori.
Questi fatti, che venivano a mettere in pericolo l'alleanza stretta da poco, suscitarono vive inquietudini nei governi di Vienna e di Roma, che, decisi fermamente a mantener fede al trattato, procedettero di pieno accordo nella repressione dell'irredentismo. Molto notevoli e veramente rivelatori sono i capitoli del libro, nel quale il Salata, sui carteggi diplomatici del tempo, tratta dei rapporti passati tra i due Governi e sovratutto delle trattative intercorse fra l'ambasciatore austriaco Ludolf e il nostro ministro dogli Esteri, il Mapcini, che sino da principio dimostrò, di fronte alle richieste austriache, una condiscendenza che non si sarebbe mai immaginata.
Ma le persecuzioni non interrompevano né allentavano la propaganda degli emigrati irredenti e tanto meno diminuivano l'ardore di Guglielmo Oberdan, che già da un po' di tempo aveva riconosciuta la necessità di agire presto, e a qualunque costo, e aveva formato il proposito irremovibile di sacrificare la giovane vita per amor della propria terra. L'imperatore Francesco Giuseppe si do-